Con la chiusura di quota 103 è sparita dallo scenario previdenziale la misura che consentiva di andare in pensione con una età minima di 62 anni. La misura è stata cessata ma ha lasciato pochi rimpianti. Perché si trattava di una misura ampiamente penalizzante visto che imponeva un ricalcolo contributivo della prestazione, limitazioni all’importo massimo fruibile e pure il divieto di cumulare redditi da lavoro con redditi da pensione. Ma a 62 anni diventa complicato adesso andare in pensione visto la chiusura della misura? In effetti viene meno una possibilità, perché era pur sempre una opzione che qualcuno poteva avere interesse a sfruttare nonostante tutto. Eppure, ci sono altre misure che consentono l’accesso alla quiescenza con una età pari a 62 anni.
Posso andare in pensione a 62 anni? Ecco le misure che lo permettono
Niente quota 103 e addio alla pensione con 62 anni di età e con 41 anni di contributi. Ma poco male. Perché adesso vedremo cosa si può fare per andare in pensione sempre a questa età e senza la quota 103. Per esempio, a 62 anni e 8 mesi di età con solo 20 anni di versamenti ed una pensione non inferiore a 2,6 volte l’assegno sociale, possono sfruttare la pensione di vecchiaia le lavoratrici che hanno il primo accredito successivo al 31 dicembre 1995 e che hanno avuto nella loro vita almeno 4 figli. La pensione di vecchiaia per le contributive pure infatti consente di scontare 4 mesi a figlio fino a massimo 16 mesi sull’età di uscita che la misura fissa a 64 anni. Inoltre, consente di andare in quiescenza con una pensione pari a 2,6 volte l’assegno sociale e non a 3 volte come la pensione di vecchiaia per i contributivi puri prevede.
Pensione anticipata ordinaria o soluzione per gli invalidi
A 62 anni di età possono uscire gli invalidi in possesso di una invalidità pensionabile non inferiore all’80%. La pensione di vecchiaia anticipata con invalidità pensionabile, infatti, è una misura che permette uscite con 20 anni di contributi e con una età che per le donne parte dai 56 anni mentre per gli uomini parte da 61 anni. Considerando la finestra di 12 mesi per la decorrenza del primo rateo, i 62 anni sono l’età giusta per tutti.
Ma a 62 anni si può uscire anche con le due misure previste dal sistema che non prevedono limiti anagrafici. Parliamo naturalmente in primo luogo della classica pensione anticipata. Si tratta della misura che ha preso il posto delle vecchie pensioni di anzianità. Infatti, a far data dal primo gennaio 2012 con l’entrata in vigore della riforma Fornero la misura fu partorita in sostituzione della precedente. Si può lasciare il lavoro a qualsiasi età, purché siano stati maturati almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.
C’è pure la quota 41 precoci
Sempre senza limiti di età, ma limitata come platea, a 62 anni c’è pure la quota 41 per i precoci. Parliamo di una misura che consente di andare a riposo con 41 anni di versamenti. Come detto, senza limiti anagrafici ma con 3 mesi di finestra di decorrenza. Ricordiamo che i 3 mesi sono la finestra anche per le pensioni anticipate ordinarie. Per l’accesso però bisogna rientrare tra i disoccupati che da tre mesi hanno finito di prendere la Naspi.
Oppure tra gli invalidi in possesso di una disabilità certificata non inferiore al 74%. O ancora tra i caregivers che da almeno 6 mesi vivono con un parente disabile grave bisognoso di assistenza. Infine, bisogna rientrare tra gli addetti ai lavori gravosi. Si tratta dei lavori previsti dalla legge di Bilancio del 2017 e del 2018 (legge 232/2016 e legge 205/2017). O ancora, nei lavori usuranti previsti dal decreto legislativo 76 del 2011.



