Quando si parla di precoci nel sistema previdenziale italiano in genere si rischia di fare confusione. Perché da un lato ci sono i precoci che dovrebbero godere della maggiorazione contributiva per aver versato contributi prima di aver compiuto la maggiore età. Da un altro lato invece si parla di chi rientra nel perimetro di una pensione anticipata alternativa alla pensione anticipata ordinaria. Ed in questo caso parliamo di soggetti che rientrano nella cosiddetta quota 41 per i precoci. Una misura che va meglio compresa per essere eventualmente sfruttata.
Pensione anticipata precoci: regole e requisiti nel 2026
La quota 41 per i lavoratori precoci è una misura che si può sfruttare per andare in pensione senza alcun limite di età proprio come funziona la pensione anticipata ordinaria. La quota 41 precoci quindi è un’altra misura che consente il pensionamento senza badare minimamente all’età anagrafica del richiedente. Dal punto di vista dei requisiti generali si guarda solo ai contributi. E devono essere pari almeno a 41 anni i contributi che un lavoratore deve aver versato per sfruttare la misura.
Ma di questi 41 anni, almeno 12 mesi, anche discontinuamente, devono essere versati prima di aver compiuto i 19 anni di età. Ed è questo il vicolo che prevede la misura e che limita eventualmente la platea dei potenziali aventi diritto. Il vantaggio per chi completa la giusta carriera è di una uscita 10 mesi prima della pensione anticipata ordinaria per le donne, che è fissata a 41 anni e 10 mesi di contributi. E di 22 mesi per gli uomini, la cui carriera minima per le pensioni anticipate ordinarie è fissata a 42 anni e 10 mesi.
Pensione anticipata ordinaria e quota 41, i punti i comune e le differenze
Anche la quota 41 precoci come la pensione anticipata ordinaria prevede una finestra di 3 mesi per la sua decorrenza. Inoltre, alla pari delle anticipate ordinarie, il requisito contributivo si collega alle aspettative di vita. E nei prossimi due anni dovrebbe salire di un mese nel 2027 e di due ulteriori mesi nel 2028 (in totale 3 mesi di incremento).
Ma esiste una sostanziale differenza tra le pensioni anticipate ordinarie e la quota 41 precoci. La quota 41 precoci non è una misura che riguarda l’intera generalità dei lavoratori. Mentre la pensione anticipata ordinaria è una pensione generalista e cioè che possano sfruttare i lavoratori pubblici o privati, i lavoratori dipendenti o gli autonomi, la quota 41 precoci è dedicata esclusivamente a quattro tipologie di contribuenti. Infatti, possono sfruttare la misura i caregivers, gli addetti ai lavori gravosi o usuranti, i disoccupati e gli invalidi.
Le limitazioni di platea della quota 41 precoci
Ad ogni categoria si applicano altri requisiti specifici. Infatti, per quanto concerne il lavoro gravoso e usurante, bisogna aver svolto tale attività per sette degli ultimi dieci anni di carriera, per sei degli ultimi sette anni o per la metà della vita lavorativa. Per quanto concerne gli invalidi invece bisogna aver ottenuto dalle commissioni mediche INPS/ASL un grado di disabilità non inferiore al 74%.
Ai disoccupati è richiesto di aver perduto il lavoro in maniera del tutto involontaria e poi di aver preso interamente tutta la Naspi spettante. E solo dopo tre mesi dall’ultimo rateo di Naspi percepito si potrà andare in quiescenza con la quota 41. Infine, i caregivers, cioè coloro che assistono un familiare disabile grave, devono risultare conviventi nella stessa casa con l’invalido e da almeno sei mesi per poter poi presentare la domanda di quota 41 per i precoci.



