Pensione anticipata: con invalidità al 74% via libera all’anticipo

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di: Giacomo Mazzarella

Pensione

Agli invalidi civili sia dal punto di vista assistenziale che previdenziale i vantaggi non mancano. Ci sono delle misure che prevedono un sostegno reddituale legato alle problematiche relative alla disabilità. Ma ci sono anche delle misure che agevolano il pensionamento per soggetti affetti da menomazioni fisiche e psichiche e che vengono riconosciute invalidi civili da parte delle commissioni mediche INPS/ASL. Esistono misure di pensionamento anticipato che riguardano gli invalidi civili purché in possesso di una certificazione di disabilità non inferiore al 74%.

Invalidità civile minima al 74% per le pensioni anticipate

Non mancano nel sistema le misure che consentono di andare in pensione prima per gli invalidi. E sono misure in vigore anche nel 2026. Come detto, l’importante è il grado di invalidità non inferiore al 74%. Parliamo della quota 41 per i lavoratori precoci e dell’Anticipo Pensionistico Sociale, altrimenti detto Ape social.

Con la quota 41 precoci gli invalidi civili possono andare in quiescenza e quindi uscire dal lavoro con almeno 41 anni di contributi versati, di cui almeno un anno completato prima di aver compiuto i 19 anni di età, anche se versato discontinuamente (status di precoce). La misura per gli invalidi non ha particolari altre limitazioni oltre allo status di precoce prima descritto.

Pensione anticipata: con invalidità al 74% via libera all’anticipo

L’altra misura che ha nei disabili al 74% almeno una possibile platea di beneficiari è l’Ape sociale. Lo strumento di accompagnamento alla pensione è destinato anche ai disabili ed è una misura temporanea. Un reddito ponte che accompagna di fatto il lavoratore ai 67 anni di età anagrafica utili poi alla pensione di vecchiaia vera e propria. In pratica a 67 anni l’Ape anche per l’invalido decade e l’interessato deve poi chiedere la pensione di vecchiaia all’INPS. La misura ha un limite anagrafico che parte dai 63 anni e 5 mesi di età.

Dal punto di vista contributivo invece la carriera minima deve essere pari almeno a 30 anni di versamenti. La misura ha un limite di importo massimo da prendere che non può in nessun caso eccedere i 1.500 euro al mese per l’intera durata della prestazione. Oltretutto con l’Ape sociale non si ha diritto a rivalutazione annuale, a integrazioni al trattamento minimo, a maggiorazioni sociali e nemmeno ad assegni familiari e tredicesima. Chi esce con l’Ape sociale non deve svolgere alcuna attività lavorativa per tutta la sua durata fatta eccezione per il lavoro autonomo a carattere occasionale fino a 5.000 euro di reddito annuo. Inoltre, parliamo di una prestazione che non è reversibile in caso di decesso prematuro dell’avente diritto.

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