La pensione è un diritto per ogni contribuente e lo è anche per badanti, colf e per ogni altro lavoratore domestico. Con i dati statistici che mettono in luce il fatto che anche gli addetti al settore domestico hanno una età sempre più avanzata, le pensioni sono argomento molto importante per molti di essi. Le pensioni per il settore domestico è un tema di grande interesse. Ma quali sono le possibilità di pensionamento che una badante, soprattutto se straniera, ha da sfruttare?
Badanti e colf: pensione, assegno sociale e contributi, la guida
Partiamo con il dire che anche nel settore domestico ed anche per badanti, baby-sitter o colf le regole di pensionamento sono identiche a tutti gli altri settori. Dal 2027 la pensione di vecchiaia si centra con 67 anni e un mese di età e con almeno 20 anni di contributi. I versamenti devono essere di un certo tipo, nel senso che ogni anno c’è da fare i conti con il minimale retributivo e contributivo. Per maturare un anno esatto di contributi bisogna rispettare questi minimali. Sotto i 20 anni di versamenti non si può andare in pensione in Italia. L’unica alternativa, rispettando i vincoli reddituali è l’assegno sociale. Ma questa è una misura assistenziale, il cui diritto sia alla data di richiesta che negli anni di fruizione, è assoggettata al possesso dei redditi prestabiliti. L’assegno sociale si prende solo se il reddito non è superiore all’importo stesso dell’assegno sociale. E cala di importo in misura proporzionale al reddito percepito. Ogni euro di reddito prodotto viene tolto dall’importo dell’assegno sociale che per esempio in questo 2026 è pari a 546,24 euro al mese. Attenzione però. A differenza delle normali pensioni basate sui contributi, l’assegno sociale non è esportabile. Se si va a vivere all’estero, o, nel caso dei domestici stranieri, se si torna al proprio Paese di origine, l’assegno sociale è sospeso.
Pensioni badanti, come si esce dal lavoro?
Tornando alle normali pensioni, per questi lavoratori se i 20 anni sono maturati e quindi se ci si trova in regola con il versamento dei contributi, c’è la pensione di vecchiaia a 67 anni e un mese. Ma il tipo di attività svolta da una badante, per esempio, può dare accesso alle pensioni anticipate. Per esempio, una badante come addetta al lavoro gravoso può avere accesso alla pensione senza alcun limite di età. Basta che abbia fatto la badante per 7 degli ultimi 10 anni o per 6 degli ultimi 7 anni. Servono però almeno 41 anni di versamenti per la pensione anticipata di quota 41 precoci. E servono almeno 12 mesi di versamenti prima dei 19 anni di età.
Pensioni anticipate anche per badanti, colf e baby-sitter
Oggi sempre per via del lavoro gravoso svolto, una badante può avere accesso all’Ape sociale. La misura cessa il 31 dicembre 2026, ma si attendono buone nuove dal governo nella manovra di Bilancio per una estensione della misura al 2027. Anche in questo caso, aver svolto il ruolo di badante per 7 degli ultimi 10 anni o per 6 degli ultimi 7 anni aiuta ad andare in pensione prima. Ma ci vogliono almeno 63 anni e 5 mesi di età ed almeno 36 anni di versamenti. Una alternativa per prendere l’Ape sociale è anche il passare dalla Naspi. In questo caso anche colf, baby-sitter ed altri domestici oltre alla badante, possono avere accesso sia all’Ape sociale che alla quota 41 precoci. Chi perde il lavoro involontariamente dopo aver terminato di prendere la Naspi, può, a 63 anni e 5 mesi di età per l’Ape o senza vincoli anagrafici per la quota 41 precoci, andare in pensione. Per l’Ape il disoccupato ha bisogno di 30 anni di versamenti.
Le altre misure da sfruttare
Con 42 anni e 10 mesi oggi o con 42 anni e 11 mesi nel 2027, anche le pensioni anticipate ordinarie sono fruibili. E senza alcun limite di età. Per le donne le soglie scendono di un anno esatto e quindi nel 2026 si passa a 41 anni e 10 mesi e nel 2027 a 41 anni e 11 mesi. Per la badante l’aumento dei requisiti di un mese nel 2027 in quanto attività gravosa, non si applica. La lavoratrice domestica che ha il primo contributo versato dopo il 31 dicembre 1995, può avere accesso alla pensione anticipata contributiva. basta arrivare a 64 anni di età ed aver maturato almeno 20 anni di versamenti. Attenzione però. Occorre pure che la pensione raggiunta sia pari almeno a 3 volte l’importo dell’assegno sociale.



