Pensioni: Ecco una serie di errori da non commettere

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di: Giacomo Mazzarella

dubbi pensione

Andare in pensione è qualcosa che spesso e volentieri appare una vera impresa. Le regole del sistema previdenziale sono molto rigide. Ma a volte sono anche molto confuse, perché variano da un anno all’altro. Le misure che consentono di andare in pensione sono diverse e si possono sfruttare solo rispettando i requisiti prescritti. Ma a volte sono delle iniziative prese dai contribuenti a minare questa possibilità di andare in pensione, portando gli stessi contribuenti a dover rimanere più a lungo a lavorare. Ecco una serie di errori da non commettere nel momento in cui si deve andare in pensione.

Continuare a lavorare o tornare a lavorare è negativo a volte

Partiamo per esempio da un caso abbastanza frequente che è quello del lavoro durante o dopo la pensione. Ci sono delle misure che prevedono la chiusura dell’attività lavorativa al momento della presentazione della domanda di pensione. Ed a volte il divieto di lavorare vale anche dopo essere andati in pensione.

Per esempio, la pensione di vecchiaia prevede che il lavoratore debba interrompere l’attività lavorativa nel momento in cui presenta la domanda di pensione. Poi, dopo l’ok al pensionamento e dopo la decorrenza del trattamento, ovvero a domanda accolta, si può tornare a lavorare.

Questo vale per i lavoratori dipendenti, perché gli autonomi non devono sottostare a questo obbligo. Il ritorno a lavorare, fatta eccezione per piccoli lavori che rientrano nel campo del lavoro autonomo occasionale (ma solo fino a 5.000 euro di reddito annuo in più), non è ammesso per le uscite di quota 100, 102, 103 e Ape sociale. Significa che oltre che alla data di presentazione della domanda, queste misure per continuare ad essere percepite, non consentono di lavorare.

L’interruzione del rapporto di lavoro è obbligatoria anche quando si presenta la domanda di pensione anticipata ordinaria. Ma questa misura non prevede divieti di cumulo con redditi da lavoro dopo la sua decorrenza alla pari delle pensioni di vecchiaia ordinarie.

Servizio militare e riscatti antecedenti il 1996

Ci sono delle regole particolari che riguardano i contribuenti che hanno la loro data di iscrizione successiva la 1996. Si chiamano contributivi puri perché per loro la pensione è calcolata solo ed esclusivamente con il metodo contributivo. Ma non è solo questo. Infatti, i contributivi puri possono godere di due misure che per i misti non trovano applicazione. Parliamo della pensione di vecchiaia a 71 anni e della pensione anticipata a 64 anni. Nel primo caso servono solo 5 anni di versamenti, nel secondo invece 20 anni.

Ma per le anticipate contributive bisogna arrivare anche ad una pensione non inferiore a 3 volte l’assegno sociale (o più bassa se l’interessata è una lavoratrice madre). Il fattore determinante è non avere versamenti antecedenti il 1996. E parliamo di versamenti a qualsiasi titolo. Quindi, anche il riscatto del servizio miliare, il riscatto della laurea e qualsiasi altro contributo collocato antecedentemente il 1996 fa perdere il diritto a queste misure.

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