Una recente sentenza di un giudice ha aperto le porte alla Naspi dopo le dimissioni in periodo protetto anche alle badanti e a qualsiasi altra lavoratrice del settore domestico. La disparità di trattamento a cui erano assoggettate le lavoratrici del settore, almeno stando all’interpretazione molto stringente delle norme da parte dell’INPS, viene meno dopo la sentenza del Tribunale di Pavia. Ecco il caso specifico e cosa cambia per le lavoratrici del settore, siano esse delle colf piuttosto che delle baby-sitter, badanti e così via dicendo.
L’INPS a volte sbaglia, ecco la pronuncia che tutela la badante
Una lavoratrice si era vista respingere la domanda di Naspi da parte dell’INPS. Una naspi che la lavoratrice aveva chiesto dopo essere diventata madre e dopo aver dato le dimissioni volontarie dal suo posto di lavoro. Una lavoratrice in queste condizioni è dentro quello che si chiama periodo protetto. Si tratta di un periodo dove la lavoratrice ha diverse tutele, come quelle della conservazione del posto di lavoro, del divieto di essere licenziata e, in base alle normative per tutti gli altri settori, anche a prendere la Naspi dopi aver dato le dimissioni.
In genere una lavoratrice che da poco è diventata madre, se vuole dedicarsi alla cura del nuovo nato può decidere di dare le dimissioni dal posto di lavoro e se ottiene l’omologa da parte della Direzione Territoriale del Lavoro, queste dimissioni volontarie che in genere precludono il diritto all’indennità per disoccupati, diventano perfettamente valide per la medesima indennità. Nel settore domestico evidentemente non funzionava così. E l’INPS, infatti, ha bocciato la domanda di Naspi per la lavoratrice che poi ha presentato ricorso, ottenendo una vittoria sull’INPS in Tribunale.
Naspi per badanti: le dimissioni non fanno perdere la disoccupazione, ecco quando
Secondo l’INPS gli articoli 54 e 55 del Testo Unico sulle maternità non si applicavano al settore domestico. SI tratta degli articoli che riguardano proprio il periodo protetto di cui parlavamo prima. Ed il Testo unico è il contenitore delle agevolazioni, dei vantaggi e delle norme che si applicano alle lavoratrici che diventano madri (ma anche ai padri, ndr). Quindi, nel caso di specie, il Tribunale di Pavia con la sentenza 89/2026 ha dichiarato illegittimo negare la Naspi da parte dell’INPS alla lavoratrice in questione, che aveva dato dimissioni volontarie nel periodo tutelato. Si tratta, secondo gli ermellini, di una discriminazione evidente da eliminare. Pertanto, per le dimissioni durante il periodo protetto l’interessata ha il diritto di chiedere la Naspi e l’INPS deve concederla come effettivamente fa in tutti gli altri settori.



