Dimissioni volontarie lavoratrice madre: Per la Naspi tutto ok, ecco come fare

Immagine di di: Giacomo Mazzarella

di: Giacomo Mazzarella

maternità

Con la giusta procedura anche le dimissioni possono tranquillamente essere ritenute valide per poter percepire la Naspi. Eppure, l’indennità per disoccupati INPS ha delle regole ben precise che precludono qualsiasi tipologia di disoccupazione per i lavoratori che perdono il loro posto di lavoro in maniera volontaria. Infatti, il fattore predominante è la perdita volontaria del rapporto di lavoro e di conseguenza nel caso di dimissioni volontarie la Naspi non si può percepire.

Ci sono però delle categorie protette da questo punto di vista e cioè categorie che, anche dando le dimissioni volontarie, possono lo stesso avere diritto all’indennità per disoccupati INPS. In queste categorie rientrano anche le lavoratrici che danno le dimissioni durante il periodo protetto e cioè fino a un anno di vita del figlio appena nato.

Dimissioni volontarie lavoratrice madre: Per la Naspi tutto ok, ecco come fare

Esiste una vera e propria tutela per le lavoratrici madri perché dopo la maternità non tutte le lavoratrici decidono di tornare al loro posto di lavoro. Le esigenze del figlio appena nato spesso portano la lavoratrice a prendere la decisione di abbandonare il posto di lavoro.

E se non per sempre, quantomeno fino a quando il figlio diventa più grande. Questo per dedicarsi al figlio piccolo che magari non può essere lasciato con altri soggetti. Oppure perché la mamma non ha voglia di delegare altri familiari alla cura e alla crescita del proprio bambino.

Per questo la tutela che permette le dimissioni volontarie con annesso pieno diritto alla Naspi è una soluzione molto usata. Il meccanismo è abbastanza semplice. E prevede proprio il fatto che queste lavoratrici possono anche dimettersi volontariamente dal posto di lavoro senza perdere il diritto alla Naspi. In questo caso però cambia la procedura perché le dimissioni possono essere date al datore di lavoro ma contestualmente deve passare al vaglio dell’Ispettorato territoriale del lavoro.

La procedura di dimissioni durante il periodo protetto

La neomamma al termine del periodo di maternità indennizzato può scegliere diverse vie per continuare ad assentarsi dal posto di lavoro. E restando a casa con il proprio figlio. Anche perché in primo luogo, il posto di lavoro non viene perduto anzi, la conservazione del posto di lavoro è un diritto.

Dopo la maternità obbligatoria ci sono i congedi parentali retribuiti inizialmente all’80%, e poi al 30%. Ma va detto comunque che una lavoratrice che decide di lasciare il proprio posto di lavoro e non vuole sfruttare i congedi ma vuole dimettersi, può farlo finendo così nel perimetro della Naspi. La madre con un bambino piccolo al di sotto di un anno di età viene considerata una lavoratrice tutelata. E di conseguenza le dimissioni volontarie possono essere valide per percepire la Naspi.

Bisogna mandare la dimissioni volontarie al proprio datore di lavoro e contestualmente mandare una richiesta all’Ispettorato. Tale richiesta non è altro che la domanda di convalida delle dimissioni volontarie o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro da parte di una lavoratrice madre. La domanda prevede la richiesta di attivazione del colloquio telematico da effettuare da parte della diretta interessata con il personale dell’Ispettorato. Quindi, non ci sarebbe nemmeno la necessità di andare di persona presso la Direzione Territoriale del Lavoro.

Condividi:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest