Congedi maternità e paternità, ecco come sfruttarli tutti al massimo

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di: Giacomo Mazzarella

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Nascita, adozione o affidamento di un figlio sono sicuramente un lieto evento. Ma in una famiglia le cose quando arriva un nuovo ingresso cambiano drasticamente. Aumentano le responsabilità e gli impegni. Ecco perché lo Stato tutela la genitorialità con determinate misure di sostegno alle famiglie. Si parte dalla maternità e si finisce con i permessi. Ma un ruolo importante per ogni famiglia lo hanno i congedi parentali, retribuiti o non retribuiti. Ecco una sintetica guida alle cose da fare di fronte al lieto evento prima citato.

Maternità dello Stato, dei Comuni o paternità obbligatoria

La nascita di un figlio in Italia è tutelata dalla maternità obbligatoria. La madre, infatti, ha diritto a 5 mesi di maternità retribuita all’80%. Si prende in genere 2 mesi prima del lieto evento e 3 mesi dopo, ma se una lavoratrice decide di restare a lavorare anche dopo il settimo mese di gestazione, i 5 mesi possono essere sfruttati anche dopo il parto in assoluta flessibilità. Per le madri casalinghe o disoccupate esiste la maternità dei Comuni, che offre una copertura di 5 mesi ed una cifra una tantum percepita in unica soluzione con domanda da presentare al proprio Comune e rispettando i limiti ISEE prestabiliti. Il padre invece ha diritto ad una paternità altrettanto obbligatoria pari a 10 giorni retribuiti al 100% e da sfruttare fino ai 6 mesi del figlio.

I congedi parentali, i calcoli, la durata e come sfruttarli al massimo

Un ruolo molto importante tra le misure di welfare per le famiglie e per la genitorialità sono i congedi parentali. Si tratta di permessi retribuiti che i genitori possono sfruttare. Dopo la maternità una madre può essere ancora, come è naturale che sia, impossibilitata a tornare a lavorare vista la tenera età del nuovo arrivato. E allora quale miglior strumento che un permesso retribuito che consente di assentarsi dal lavoro venendo lo stesso pagata? Ecco quindi i congedi parentali, che a dire il vero spettano anche al padre. Anzi, se li prendono padre e madre si sfruttano più periodi. Alla madre spettano 6 mesi di congedi, al padre altrettanti ma elevabili a 7 mesi se il padre ne sfrutta minimo 3. In totale il congedo parentale tra padre e madre di un nuovo nato o nuovo adottato o affidato, può arrivare a 10 mesi elevabili a 11 se il padre ne prende almeno 3. La retribuzione è pari all’80% dello stipendio ma solo per 3 di questi 11 mesi di congedo parentale. A prescindere da chi desidera sfruttarli all’80%, il congedo solo per tre mesi ha una retribuzione più elevata. I restanti mesi, infatti, sono coperti al 30% della retribuzione. Si possono prendere su base oraria, oppure anche a giorni di lavoro. E possono essere frammentati o presi insieme. I congedi possono essere sfruttati fino ai 14 anni di età del figlio, ma quelli all’80% solo fino ai 6 anni.

Congedi maternità e paternità, ecco come sfruttarli tutti al massimo

Oltre ai congedi ci sono altre misure da sfruttare come per esempio i riposi per allattamento. In questo caso solo la madre può sfruttare questi riposi retribuiti e pari a 2 ore al giorno di permesso se la durata della giornata di lavoro è pari o superiore a 6 ore. Invece per giornate di lavoro inferiori come orario, i riposi per allattamento sono pari a una sola ora al giorno. I riposi per allattamento si possono sfruttare solo fino ad un anno di età del figlio. Anche la malattia del figlio permette assenze dal lavoro, ma senza retribuzione. Ci si può assentare illimitatamente per i figli al di sotto dei 3 anni di età, mentre per quelli più grandi e sempre fino ai 14 anni, solo per 10 giorni per anno lavorativo. E si tratta di 10 giorni a genitore.

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