Una riforma delle pensioni votata alla flessibilità in uscita. Quante volte abbiamo sentito parlare di questo genere di auspicabile intervento previdenziale? Sicuramente da anni ormai e probabilmente da quando è stata varata la tanto discussa riforma Fornero. Perché se c’è qualcosa che ha limitato la legge introdotta dal governo Monti nel 2012 senza dubbio è la flessibilità. Si sono inasprite le possibilità di andare in pensione e si sono irrigidite le norme dopo il varo della riforma Fornero. Adesso però si torna a parlare di nuova flessibilità in arrivo. Probabilmente non sarà ancora sufficiente per dare per superate la riforma Fornero, ma una nuova misura potrebbe fare capolino. Consentendo a tutti di andare in pensione a 64 anni di età ma su base volontaria, cioè a libera scelta del lavoratore e quindi con maggiore flessibilità.
Tutti in pensione a 64 anni ma su base volontaria con la nuova riforma pensioni
L’idea sarebbe quella di estendere la pensione anticipata contributiva di oggi a tutti i lavoratori, anche a chi oggi ne è escluso. Che genere di pensione è l’attuale pensione anticipata contributiva? Parliamo di una prestazione che si centra con almeno 64 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Ma con i soliti vincoli di importo minimo della prestazione. Perché per uscire serve arrivare ad una pensione pari almeno a 3 volte l’assegno sociale. Che dovrebbe diventare una pensione pari a 3,2 volte l’assegno sociale dal 2030.
Oggi sono in vigore alcune agevolazioni per l’universo femminile. La pensione anticipata contributiva si centra per le lavoratrici, con un trattamento pari a 2,8 volte l’assegno sociale in presenza di un figlio avuto o a 2,6 volte l’assegno sociale in presenza di più figli avuti. La riforma delle pensioni parte da una estensione della pensione anticipata contributiva a tutti. Perché oggi la misura è destinata solo a chi non ha versamenti prima del 1996.
La riforma delle pensioni in arrivo, da dove si parte?
Riforma delle pensioni con uscita a 64 anni per tutti quindi. Questa l’ipotesi di cui si parla da giorni. Eliminando quella disparità di trattamento tra chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 e chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Ma perché si dice pensione a 64 anni su base volontaria? Il motivo parte dal fatto che inevitabilmente chi rientrerebbe nell’estensione della misura dovrebbe accettare una penalizzazione. Perché altrimenti non ci sarebbe flessibilità e non si dovrebbe parlare di pensione a 64 anni di età su base volontaria.
Chi è nel settore misto perché ha cominciato a versare contributi prima del 1996 ha diritto ad un calcolo particolare della pensione. Se ha versato meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 ha diritto al calcolo retributivo fino al 31 dicembre 1995 e contributivo per i periodi successivi.
Chi invece ha versato già 18 anni o più al 31 dicembre 1995 ha diritto al calcolo retributivo fino al 31 dicembre 2011 e poi al contributivo. Per uscire a 64 anni di età con questa nuova misura dentro una nuova riforma delle pensioni, gli interessati dovrebbero accettare il calcolo contributivo totale della prestazione. Alla pari di chi ha versato solo ed esclusivamente dopo il 1995.



