Pensioni Ape sociale, attenti ai redditi, basta poco per perdere la prestazione

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di: Giacomo Mazzarella

pensione Ape sociale

Le pensioni spesso sono collegate ai redditi del titolare. In primo luogo, esistono prestazioni che vengono concesse, tutte o in parte, in base ai redditi posseduti. In altri casi ci sono delle prestazioni che per essere percepite in continuità e per una durata prestabilita, prevedono dei limiti ai redditi aggiuntivi, magari da lavoro percepiti. Ed il nostro focus di oggi riguarda proprio questo genere di casi. Un nostro lettore infatti è finito, per suo errore, nella perdita di una prestazione con il concreto rischio di dover anche restituire ciò che ha preso nei mesi precedenti. Il titolare della pensione con l’Ape sociale, infatti, è assoggettato a severi limiti di reddito aggiuntivo se proviene da un lavoro sia autonomo che da dipendente.

“Gentili esperti di Gazzettapensioni.it, volevo prima di tutto spiegarvi cosa mi è successo e poi capire se ci sono margini per intervenire visto che mi trovo in una situazione spiacevole che credo possa diventare ancora più spiacevole. Mi hanno bloccato la pensione con l’Ape sociale che ho iniziato a prendere a luglio del 2025. Il motivo…. avrei superato i 5.000 euro per una attività da lavoro autonomo che svolgo. Lavoro per una azienda in Internet ma non costantemente, cioè lavoro saltuariamente con partita IVA. E pare che secondo l’INPS ho incassato oltre 5.000 euro. Adesso ho paura ad intervenire. Volevo mandare le fatture che ho fatto per dimostrare che si sbagliano, a meno che non ci siano altre cose dietro con la mia azienda per cui svolgo il lavoro autonomo occasionale. Ho paura che alla fine mi chiederanno pure i mesi che ho preso di pensione con l’Ape sociale precedentemente.”

Pensioni Ape sociale, attenti ai redditi, basta poco per perdere la prestazione

In effetti pochi hanno capito che pure per l’Ape sociale vige il divieto di cumulare i redditi da lavoro con i redditi da pensione. L’Ape sociale è una misura di accompagnamento alla pensione vera e propria.

Si può percepire dai 63 anni e 5 mesi di età e questa prestazione accompagna il lavoratore alla sua pensione di vecchiaia e quindi al raggiungimento dell’età pensionabile. Significa che la prestazione si può percepire solo per un limitato periodo. Vale al massimo 1.500 euro al mese, non prevede reversibilità, tredicesima, indicizzazione, maggiorazioni sociali e assegni familiari. Ma soprattutto, prevede il già citato divieto di cumulo.

Non si possono accettare lavori subordinati e per le attività da lavoro autonomo, si possono svolgere solo quelle occasionali fino al limite massimo di reddito pari a 5.000 euro per annoi solare.

Significa che superare i 5.000 euro, magari per lezioni private come molti ex insegnanti fanno, rischia di far perdere il diritto all’Ape sociale. E con il concreto rischio, che il nostro lettore conosce bene, di dover restituire le somme di pensione derivanti dall’Ape sociale, percepite nei mesi precedenti e nello stesso anno del superamento del reddito.

Il caso della restituzione dei soldi percepiti nei mesi precedenti

L’Ape sociale non è una vera misura di pensione se si guarda al lato esclusivamente previdenziale. Infatti, è vero che oltre ai 63 anni e 5 mesi di età serve raggiungere un determinato numero di anni di versamenti ma la misura è spiccatamente a carattere assistenziale. E le limitazioni prima citate lo dimostrano. Limitazioni che hanno nel divieto di cumulare i redditi da pensione con i redditi da lavoro, una delle più incidenti.

Le notizie di cronaca sono stracolme di casi di persone a cui l’INPS non solo ha revocato l’Ape sociale ma ha anche chiesto la restituzione delle pensioni percepite precedentemente.

E nello stesso anno di ritorno all’attività lavorativa. Notizie che dimostrano come per esempio, nel caso del lavoro dipendente o subordinato, anche pochi giorni di assunzione o pochi euro di retribuzione, hanno portato a sospensioni del trattamento e richieste di addebito dei ratei precedenti. Situazioni che hanno portato numerosi tribunali ad essere chiamati a dirimere contenziosi. Ed in molti casi i giudici hanno contestato all’INPS la sproporzione tra reddito ottenuto dal lavoro e penalizzazione in termini di pensioni da restituire.

Caso che non è quello del nostro lettore che effettivamente se ha oltrepassato la soglia dei 5.000 euro di reddito da lavoro autonomo a carattere occasionale, non può fare nulla per sistemare la cosa. A meno che, come lui stesso dice, non ha le carte utili a dimostrare come non abbia superato quel tetto. In quel caso può impugnare il provvedimento e ricorrere.

Dimostrando sempre che l’attività di lavoro autonomo che svolgeva non aveva carattere continuativo. Fattore questo determinante per consentire di arrotondare la pensione dell’Ape sociale con un reddito da lavoro autonomo.

 

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