Badanti: nuova flat tax pagata dall’anziano e rimborsi alla lavoratrice

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di: Giacomo Mazzarella

rottamazione quinquies

Adesso che analizzeremo ciò che sono chiamate a fare le badanti e le colf per mettersi in regola con le tasse capiremo meglio perché se entra in vigore la novità di cui da tempo si parla, la situazione potrebbe migliorare molto per le lavoratrici. Il settore domestico ha alcune particolarità che lo differenzia da ogni altro settore. Il datore di lavoro non è un sostituto di importa. In pratica, versa alla lavoratrice lo stipendio lordo. Le tasse deve pagarle la badante come fosse una lavoratrice autonoma, ma senza i vantaggi del lavoro autonomo. Alla luce di queste evidenze, ecco che diventa importante la novità che ci accingiamo a spiegare. Che semplifica la situazione della lavoratrice, aumenta gli obblighi del datore di lavoro e facilita il recupero di bonus e detrazioni per la stessa lavoratrice.

Le regole fiscali di oggi nel settore domestico

Non è un segreto che la badante piuttosto che la colf, sono lavoratrici abbandonate a loro stesse dal punto di vista fiscale. Assunte regolarmente, e nel settore questa cosa tutto è fuorché una certezza, le lavoratrici mese per mese ricevono uno stipendio dal datore di lavoro. Con tanto di busta paga e Certificazione Unica anche se a volte per il consuntivo annuale dei redditi percepiti il datore di lavoro rilascia una semplice certificazione dei compensi. Il datore di lavoro del settore domestico non è un sostituto di imposta. Senza troppi tecnicismi, significa che lo stipendio che eroga il datore di lavoro alla badante, è lordo, cioè non ha trattenute di tasse e di conseguenza, non vede l’applicazione di detrazioni e non prevede erogazioni di bonus e somme aggiuntive dal carattere fiscale.

Per esempio, il bonus Renzi o nuovo trattamento integrativo da 100 euro al mese che ogni lavoratore può ricevere in busta paga da parte del datore di lavoro, nel settore domestico non è una opzione. Non esiste bonus sullo stipendio che deve versare il datore di lavoro.

La busta paga della lavoratrice domestica non ha tasse trattenute, non ha detrazioni applicate e di conseguenza, la chiusura fiscale di un anno di lavoro e di imposta, spetta alla lavoratrice.

Che deve presentare il modello 730 o il modello Redditi PF per pagare le tasse e recuperare le detrazioni. Anche quelle per eventuali visite mediche, mutui, assicurazioni, opere di ristrutturazione e così via dicendo.

La dichiarazione dei redditi e il versamento di ciò che non ha versato il datore di lavoro

Una situazione che mette in evidenza un caso assai diffuso. La lavoratrice presenta il modello 730 per recuperare il bonus da 100 euro al mese perché così gli hanno detto di fare. Convinta di recuperare 1.200 euro di bonus, la lavoratrice non lo recupera mai per intero, anzi, spesso e volentieri deve versare l’IRPEF. Con il modello 730 ecco arrivare il salasso, con le imposte da versare con il modello F24 che comprendono il bonus da 100 euro, il quale però è insufficiente visto che ciò che prende la lavoratrice è uno stipendio lordo da cui bisogna togliere mensilmente il 23% di IRPEF.

Badante e stipendio: il 23% di quello che prendi è meglio metterlo da parte

In Italia sui redditi prodotti, siano essi quelli da lavoro subordinato, da lavoro autonomo e così via dicendo, si versa l’IRPEF. E si versa con un meccanismo scaglionato e progressivo. Fino ai primi 28.000 euro di reddito si versa il 23%. Sulla parte di reddito superiore a 28.000 euro e fino a 50.000 euro si versa il 33%. Infine, sulla parte di reddito che va oltre 50.000 euro, si versa il 43%.

In linea di massima una badante ha redditi dentro il primo scaglione e quindi versa il 23% di IRPEF. Negli altri settori, questo 23% di IRPEF sarebbe trattenuto dal datore di lavoro in quanto sostituto di imposta. Il datore di lavoro versa lo stipendio mensile al netto di queste trattenute così come di altre. Nel settore domestico invece è la badante con il modello 730 a dover pagare questo 23% su tutti i redditi prodotti nell’anno precedente (il 2025 per il modello 730 del 2026).

Le differenze con gli altri settori sono marcate

Negli altri settori visto che è il datore di lavoro a versare le imposte per il lavoratore, quest’ultimo si trova con un 730 dove ci sono già le ritenute IRPEF. E se il lavoratore deve recuperare il bonus da 1.200 euro o deve scaricare le spese sanitarie, assicurative e qualsiasi altro onere detraibile previsto, pescando nelle ritenute IRPEF effettuate dal datore di lavoro, può andare a rimborso.

Per quanto detto prima inutile ricordare di nuovo che per la badante questa cosa non accade. Il bonus e le detrazioni servono solo a ridurre l’imposta dovuta e raramente si arriva al rimborso. Al netto della detrazione da lavoro dipendente che azzera l’IRPEF dovuta fino a 8.500 euro di reddito, il 23% dello stipendio percepito mensilmente non è della badante perché è l’IRPEF che va versata allo Stato. Ogni 1.000 euro di reddito 230 euro se ne va per le imposte. Ed anche considerando il bonus da 100 euro al mese, è evidente che questo non è sufficiente per azzerare il dovuto.

Badanti e nuova flat tax

Proprio per questo si lavora ad una novità che anche se non farà diventare a tutti gli effetti un sostituto di importa il datore di lavoro, migliorerebbe la situazione.

La novità nasce da una proposta dentro il decreto-legge numero 38 del 2026, ovvero dentro il nuovo decreto Fiscale. Si parla di una imposta agevolata per la badante con una flat tax che il datore di lavoro dovrebbe versare trattenendola sullo stipendio. Una novità che nasce per eliminare l’annoso problema di evasione fiscale nel settore (molte badanti non presentano la dichiarazione dei redditi, ndr) ma che a conti fatti agevola le lavoratrici. La tassa piatta al posto del 23% scenderebbe al 15% e magari ancora meno per i primi anni (si parla del 5% il primo anno e del 10% il secondo per poi andare a regime dal terzo con il 15%).

Una volta che comparirebbero nelle buste paghe le voci delle ritenute di imposta, ecco che la badante diventerebbe come ogni altro lavoratore, capiente di imposta. E potrebbe andare a recuperare grazie alle detrazioni, la parte di IRPEF spettante.

 

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