Un lavoratore ha sempre il diritto ad andare in pensione ma solo nel momento in cui rispetta tutte le condizioni richieste e i requisiti prescritti. Anche un lavoratore edile ha diritto ad andare in pensione. E può farlo con le misure ordinarie come tutti gli altri lavoratori, oppure con due particolari misure che consentono di anticipare le uscite. Questo perché il lavoro in edilizia è considerato un lavoro gravoso e rientra nell’Ape sociale e nella quota 41 precoci. Un lavoratore edile però con 30 anni di contributi come vedremo, sulla carta non rientra in nessuna delle due misure. Ma c’è una soluzione che gli permette di andare in pensione prima di arrivare a 67 anni di età, anche se è una soluzione che non è del tutto specifica per l’edile ma vale per tante altre categorie. E riguarda sempre l’Anticipo Pensionistico Sociale.
Quota 41 e Ape sociale per lavoro edile, ecco le pensioni anticipate
Come detto il lavoro in edilizia è una attività di lavoro che è considerata gravosa. E come tale permette a chi l’ha svolta per almeno 7 degli ultimi 10 anni di carriera o per almeno 6 degli ultimi 7 anni, di andare a riposo prima o con la quota 41 precoci o con l’Ape sociale. Il lavoratore edile che ha maturato già 41 anni di contributi, se si trova ad averne versati già almeno un anno o più prima di aver compiuto i 19 anni di età, può avere accesso alla quota 41 precoci. I 12 mesi di versamenti minimi prima dei 19 anni fanno maturare all’interessato il necessario status di lavoratore precoce. La misura non prevede alcun limite anagrafico. Diverso il caso dell’Ape sociale. Per questa misura il lavoratore edile per andare in pensione deve arrivare almeno a 63 anni e 5 mesi di età. E deve arrivare almeno a 36 anni di contributi.
I disoccupati, edili e non in pensione prima
Per quanto detto, un lavoratore edile che ha maturato 30 anni di versamenti per andare in pensione senza aspettare i 67 anni di età non può usare la quota 41 precoci o l’Ape sociale. Perché non rispetta i reciproci requisiti contributivi di entrambe le misure. Ma l’Ape sociale per un lavoratore edile (ma non solo per gli edili, ndr), può passare anche dalla Naspi. Chi viene licenziato, o perde il lavoro per qualsiasi altro motivo, può chiedere all’INPS la corresponsione della Naspi. L’indennità per disoccupati dell’INPS copre i periodi di inoccupazione di chi perde involontariamente il lavoro e lo fa per una durata pari alla metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni al netto di quelle che hanno già dato diritto ad altre disoccupazioni. Dura in pratica massimo 24 mesi. Dopo la Naspi, senza soluzione di continuità, il lavoratore edile può chiedere l’Ape sociale. Ed in questo caso bastano 30 anni di contributi. Ripetiamo, una misura per i disoccupati che non riguarda espressamente gli edili ma è generale per qualsiasi altra attività lavorativa. Tanto è vero che non è necessario segnalare all’INPS la durata del lavoro in edilizia negli ultimi 6 o 10 anni di carriera come specificato precedentemente.



