Pensioni più basse anticipando l’uscita, ecco quanto si perde davvero

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di: Giacomo Mazzarella

Pensione più bassa

I contributivi puri sono coloro i quali hanno il loro primo versamento contributivo successivo al 31 dicembre 1995. Li chiamano anche nuovi iscritti dal momento che effettivamente la loro data di iscrizione alla previdenza obbligatoria è successiva all’entrata in vigore della riforma contributiva Dini. Le regole di calcolo delle pensioni con questa riforma divennero meno favorevoli perché esattamente collegate ai contributi versati e non più alle retribuzioni. Ma allo stesso tempo per i soggetti prima citati, ci sono possibilità in più di andare in pensione. Ma uscendo prima dal lavoro si prende sempre una pensione più bassa.

Pensioni più basse anticipando l’uscita, ecco quanto si perde davvero

La pensione è più bassa se il diretto interessato esce ad una età più bassa. La regola è semplice nel sistema contributivo dove le pensioni sono calcolate in base al montante. Questo non è altro che l’intero ammontare dei contributi versati mese dopo mese ed anno dopo anno durante la carriera lavorativa. Il montante viene prima di tutto passato per il tasso di rivalutazione e poi passato per i coefficienti di trasformazione. Che nel 2026 sono i seguenti:

  • 57 anni: 4,186%
  • 58 anni: 4,289%
  • 59 anni: 4,399%
  • 60 anni: 4,515%
  • 61 anni: 4,639%
  • 62 anni: 4,770%
  • 63 anni: 4,910%
  • 64 anni: 5,060%
  • 65 anni: 5,220%
  • 66 anni: 5,391%
  • 67 anni: 5,575%
  • 68 anni: 5,772%
  • 69 anni: 5,985%
  • 70 anni: 6,215%
  • 71 anni: 6,466%

I coefficienti nel 2027 cambieranno e diventeranno più bassi. A parità di montante chi uscirà nel 2027 prenderà quindi una pensione più bassa di chi è uscito nel 2026. Questa novità dipende dall’adeguamento biennale dei coefficienti alla stima di vita della popolazione. Se l’aspettativa di vita sale i coefficienti calano e le pensioni liquidate diventano più basse.

Pensioni a 64 anni e importo minimo della pensione

Per quanto detto prima, più alta l’età di uscita migliore è il coefficiente. Al contrario uscendo prima il coefficiente peggiora, generando una pensione più bassa. Questo vale per tutte le misure destinate ai contributivi puri e vale anche per chi ha diritto ad un calcolo misto, impattando però in quest’ultimo caso solo sulla quota contributiva della pensione. Misure dei contributi puri che sono maggiori rispetto ai misti. Infatti, chi non ha versamenti prima del 1996 può andare in quiescenza con la pensione anticipata contributiva a 64 anni di età. Servono almeno 20 anni di versamenti e, come si legge sul sito dell’INPS, la pensione non può essere inferiore a 3 volte l’assegno sociale. Per le lavoratrici che hanno avuto un figlio durante la loro vita tale soglia scende a 2,8 volte l’assegno sociale. Invece per quelle che hanno avuto due o più figli la soglia scende a 2,6 volte l’assegno sociale.

Pensioni troppo basse determinano il rinvio dell’uscita

Uscendo a 64 anni in base alle regole prima spiegate ed ai coefficienti prima descritti, è sempre penalizzante e quindi si prende sempre una pensione più bassa. A 67 anni per andare in pensione anche come contributivi puri, servono sempre 20 anni di versamenti. Ma la pensione per essere liquidata può essere anche pari all’assegno sociale come importo. Per i contributivi puri anche a 67 anni, quindi, bisogna arrivare ad un importo minimo della pensione. Più bassa è la pensione più tardi si esce quindi. Se a 64 anni di età nonostante 20 anni di versamenti non si arriva a 3 volte l’assegno sociale, bisognerà aspettare i 67 anni di età. Se anche a questa età e anche con 20 anni di versamenti non si arriva ad un importo pari all’assegno sociale, bisogna poi virare verso i 71 anni. Quando per la pensione di vecchiaia contributiva bastano 5 anni di versamenti e nessun vicolo di importo.

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