Pensione INPS a 64 anni nel 2027 passando da TFR e fondi integrativi

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di: Giacomo Mazzarella

In pensione a 64 anni

Nell’aria ci sono delle variazioni al capitolo previdenziale e quindi delle novità sulle pensioni che potrebbero davvero finire con l’entrare in vigore molto presto. Tutte le difficoltà a varare una vera e propria riforma delle pensioni potrebbero venire meno introducendo una misura flessibile. Novità che a conti fatti potrebbe essere la soluzione ideale che finirebbe con il consentire a libera scelta dei diretti interessati, un pensionamento ad un’età più vantaggiose. Si discute da settimane sul varo di una pensione flessibile dai 64 anni di età con un anticipo quindi di 3 anni rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria. Una soluzione questa che il governo vorrebbe varare producendo una sorta di misura Omnibus che tira dentro il meccanismo anche rendite da previdenza integrativa e addirittura il TFR. Ecco la novità è come potrebbe funzionare.

Pensione INPS a 64 anni nel 2027 passando da TFR e fondi integrativi

L’idea è di eliminare dal sistema e dalle misure di pensionamento anticipato alcuni vincoli che oggi limitano le possibilità soltanto a determinate categorie. Per esempio, la pensione anticipata contributiva oggi è vincolata soltanto a chi non ha versamenti prima del 31 dicembre 1995. La misura riguarda soltanto i contributivi puri e di conseguenza si tratta di una platea alquanto limitata. Altre misure di pensionamento anticipato prevedono invece altri vincoli. Per esempio, ci sono i vincoli relativi alla tipologia di lavoro svolto come per esempio funzionano l’Ape sociale o la quota 41 per i lavoratori precoci. Sotto la lente di ingrandimento, quindi, c’è l’estendere anche ai misti e non solo ai contributivi puri, la possibilità di uscita a partire da 64 anni di età.

Gli esclusi di oggi e i ripescati di domani

 

Oggi sono esclusi dalla pensione anticipata contributiva quelli che hanno il primo versamento di contributi antecedente il 1996. E parliamo di contributi a qualsiasi titolo versati. Sono esclusi poi i contribuenti che hanno raggiunto una carriera minima pari a 20 anni ma non hanno raggiunto l’importo della pensione che deve essere pari a tre volte l’assegno sociale. Naturalmente esclusi sono anche quelli che non arrivano a 20 anni di versamenti.

Con la pensione anticipata per tutti invece a 64 anni di età verrebbero ripescati quanti oggi sono esclusi perché hanno iniziato la carriera prima del 1996. Nella novità però i contributi anziché pari a 20 anni diventerebbero pari a 25 anni. Questa novità riguarderebbe solo quanti hanno maturato almeno 25 anni di contributi versati all’INPS. Per raggiungere la pensione però la stessa dovrebbe essere pari almeno a 3,2 volte l’assegno sociale (non più 3 volte quindi).

L’idea è di riaprire alla possibilità di utilizzare anche le rendite maturate nei fondi pensione integrativi. Oppure ancora, di usare il TFR come rendita. In modo tale che sommano tutto, la soglia di un trattamento apri almeno a 3,2 volte l’assegno sociale sia centrata. Quindi, un sacrificio per uscire prima è la rinuncia al TFR in unica soluzione. Ma a questo si deve anche aggiungere che la pensione anticipata a 64 anni sarebbe tutta a calcolo contributivo (anche per i misti quindi), con conseguente taglio di assegno.

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