L’aspettativa di vita della popolazione è un fattore che influisce anche sulle pensioni. Se sale la vita media della popolazione gli effetti sulle pensioni sono negativi da due punti di vista. Salgono i requisiti delle pensioni. Ma si riducono anche gli importi delle pensioni. Un doppio negativo effetto che si ripete biennio dopo biennio. Oggi il dato ISTAT sulla stima di vita sottolinea come questa sia in aumento. Riassorbiti i mesi persi durante la pandemia che furono pari a 4 e aumento globale di 7 mesi. In sostanza l’aspettativa di vita a 65 anni di età, come da parametri ISTAT è di 7 mesi più alta. Di conseguenza nel biennio 2027 e 2028 aumenteranno i requisiti per le pensioni. Ma ci saranno anche pensioni più basse per chi ci andrà a partire dal prossimo primo di gennaio per via di un calcolo che come vedremo sarà più penalizzante.
Aumento dei requisiti e pensioni più basse nel 2027
Se la vita della popolazione italiana cresce per le pensioni sono guai. Lo Stato deve risparmiare sulle pensioni perché se un individuo vive più a lungo l’INPS deve pagare per più tempo la pensione. Dal punto di vista dello Stato quindi, allontanare le pensioni con requisiti più aspri ed erogare pensioni di importo più basso è la soluzione. Invece dal punto di vista dei contribuenti, se si vive più a lungo le pensioni diventano più lontane nel tempo e più povere come calcolo. Quindi, l’interesse per le casse dello Stato si scontrano con l’interesse del contribuente. E vince sempre lo Stato. Se la popolazione vive più a lungo e non si interviene, la spesa pubblica cresce. In effetti, l’INPS sarebbe costretta a pagare le pensioni per più tempo se i requisiti rimanessero inalterati nonostante la crescita della vita media degli italiani. E lo stesso accadrebbe se le regole di calcolo restassero invariate. Per evitare di pagare di più mensilità di pensione in media al crescere della stima di vita della popolazione, i requisiti delle pensioni crescono. E allo stesso tempo, gli importi si abbassano. E nel 2027-2028 come biennio, accadrà esattamente tutto questo.
Pensioni più basse nel 2027? Ecco perché e chi saranno i penalizzati
Nel 2027 saliranno i requisiti per le pensioni passando a 67 anni e un mese l’età pensionabile delle quiescenze di vecchiaia e a 42 anni e 11 mesi i contributi necessari per le pensioni anticipate. Poi nel 2028 altri due mesi ancora in più per un inasprimento totale di 3 mesi. E sempre nel 2027 cambieranno i coefficienti. Che sono le percentuali con cui viene moltiplicato il montante contributivo prima rivalutato all’inflazione, per determinare la pensione annua lorda spettante. Nel 2027 i coefficienti diventeranno più scarsi. Saranno sempre variabili in base all’età di uscita, e sempre tanto migliori quanto più alta è l’età. Ma caleranno per tutte le fasce. Oggi i coefficienti, come si leggono sul sito dell’INPS sono:
57 anni 4,204%
58 anni 4,308%
59 anni 4,419%
60 anni 4,536%
61 anni 4,661%
62 anni 4,795%
63 anni 4,936%
64 anni 5,088%
65 anni 5,250%
66 anni 5,423%
67 anni 5,608%
68 anni 5,808%
69 anni 6,024%
70 anni 6,258%
71 anni 6,510%
Come detto, nel 2027 tutte queste percentuali si abbasseranno, generando quindi a parità di età di uscita e di montante contribuivo delle pensioni sempre più basse. Per chi ha diritto ad un calcolo completamente contributivo il danno è evidente. Ma anche per chi ha diritto ad una pensione mista le conseguenze saranno le stesse anche se solo sulla parte contributiva di pensione. Cioè sulla pensione relativa ai periodi di versamento successivi al 31 dicembre 1995 o al 31 dicembre 2011 per chi ha maturato almeno 18 anni di versamenti prima del primo gennaio 1996.



