Pensioni INPS troppo bassa? Aderire ad un fondo pensione anche a 55 anni aiuta

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di: Giacomo Mazzarella

Fondi pensione

C’è un dato di fatto, oggettivo e ormai noto che riguarda il futuro delle pensioni di chi oggi è ancora distante dalla quiescenza. Le pensioni in futuro saranno sempre più basse. I pensionati prenderanno sempre meno e quindi sarebbe il caso di trovare soluzioni alternative. Che potrebbero essere i fondi pensione integrativi. E chi pensa che sia troppo tardi ormai perché sono stati raggiunti i 50 o 55 anni farebbe bene a riconsiderare il tutto. Da un recente studio di cui parla il Sole 24 Ore, costruirsi una rendita potrebbe essere un qualcosa di conveniente anche a quelle età.

Pensioni INPS troppo bassa? Aderire ad un fondo pensione anche a 55 anni aiuta

Il sistema che ormai tira diritto verso il metodo contributivo. E poi, gli anni che passano e che azzerano i contribuenti che hanno versamenti prima del 1996 e quindi che hanno diritto al calcolo misto della prestazione.

Poi ci sono le note vicende dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo in pensione che ogni due anni se l’aspettativa di vita sale, diventano meno favorevoli. Infine, le note questioni del mondo del lavoro, con salari sempre più bassi e con difficoltà a trovare carriere lunghe e durature tra precariato e lavoro intermittente o part-time. Sono tutti fattori questi che portano a pensioni sempre più basse man mano che passano gli anni.

Per un contribuente che oggi ha tra i 50 ed i 55 anni, la pensione futura non sarà certo ricca e probabilmente sarà insufficiente per una vita dignitosa. Pensare ai fondi pensione integrativi è una saggia decisione. E se oggi con le novità di recente introduzione, si cerca di spingere i giovani verso la previdenza integrativa per i medesimi motivi, come si evince bene dal noto meccanismo di iscrizione automatica con silenzio assenso per la destinazione del TFR, potrebbe essere saggio pensarci anche per i cinquantenni di oggi.

Programmare il futuro è importante

Non è mai troppo tardi per pensare al futuro e alla pensione che rischia di essere davvero misera come importi. Quello che si chiama tasso di sostituzione, ovvero il rapporto tra importo dell’ultimo stipendio e prima pensione, per il futuro rischia di essere sempre più spostato a favore dello stipendio.

Come abbiamo detto, i giovani alla prima assunzione oggi si trovano di fronte alla più facile possibilità di destinare ad un fondo pensione integrativo il loro TFR. Perché devono obbligatoriamente decidere cosa fare, se destinarlo ad un fondo da loro scelto o lasciare al datore di lavoro la scelta di quale fondo utilizzare.

Grazie a questa novità sicuramente aumenteranno i lavoratori iscritti alla previdenza integrativa che in Italia non ha mai fatto versamenti breccia. Ed ecco perché sono pochi i soggetti con 50 o 55 anni che hanno posizioni aperte ai fondi integrativi. E ancora meno quelli che hanno il TFR destinato ai fondi pensione complementari visto che la maggior parte ha sempre lasciato all’azienda e al Fondo Tesoreria INPS il TFR.

Anche a 55 anni è possibile intervenire con l’adesione al fondo pensione

I margini per intervenire anche se non si hanno più 20 o 30 anni sono diversi. Come si evince dallo studio sul Sole 24 Ore, con una retribuzione annuale lorda pari a circa 32.000 euro e con destinazione del TFR ad un fondo pensione integrativo anche a 50 o 55 anni, sarebbe opportuno farlo. Perché il tasso di sostituzione in base alla data di uscita e alla misura prescelta (anticipata o di vecchiaia) tra ultimo stipendio e prima pensione INPS sarà tra il 71% e l’82% più o meno. La rendita da pensione integrativa colmerebbe quel gap, avvicinando il reddito durante la pensione al reddito durante la vita lavorativa.

Preservando per certi versi, il tenore di vita del futuro pensionato che oggi ha 50 o 55 anni. In base a queste età e agli anni che mancano alla pensione (tra i 12 e i 13 anni per il 55enne e tra i 17 e i 18 anni per il 50enne verso la pensione di vecchiaia), versare il TFR al fondo pensione e magari aggiungere alcuni versamenti autonomi o il contributo del datore di lavoro ove previsto, può garantire rendite di 4.000/5.000 euro all’anno da fiondi pensione nel momento del pensionamento.

C’è pure la questione della fiscalità favorevole

Sempre in base ai dati dello studio già citato, va considerato anche l’altro aspetto positivo del destinare ad un fondo pensione complementare il TFR anche a 50 anni. Il guadagno in termini di TFR maturato è evidente. Perché il TFR nel fondo pensione gode di aliquote agevolate che scendono dopo diversi anni di adesione. Per la liquidazione classica del TFR quando viene lasciato al datore di lavoro o alla Tesoreria, la tassazione invece è ordinaria.

 

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