C’è una soglia di contributi da centrare che è quella minima per poter andare in pensione nel sistema pensionistico italiano. Non ci sono alternative salvo rare eccezioni, al raggiungimento di almeno 20 anni di contributi. Infatti, al di sotto di questa soglia, alcuni contribuenti (solo quelli privi di accrediti al 31 dicembre 1995, ndr) potrebbero trovare la pensione solo a 71 anni quando basterebbero 5 anni di versamenti. Ed altri, ma davvero pochi come platea, potrebbero rientrare in deroghe ormai praticamente inutilizzabili o quasi, che prevedono 15 anni come soglia minima. Una premessa doverosa per capire che i 20 anni sono il requisito contributivo minimo per le pensioni. E sono due le misure che possono essere sfruttate.
La pensione di vecchiaia e le differenze tra contributivi e misti con 20 anni di contributi
Con 20 anni di contributi esiste naturalmente il principale strumento previdenziale del sistema ovvero la pensione di vecchiaia. Come si centra oltre ai contributi minimi da centrare? La risposta è semplice. Bisogna arrivare alla tanto discussa di questi tempi, età pensionabile. Servono almeno 67 anni di età fino al 31 dicembre 2026. Poi, ed è qui che se ne discute come detto prima, dal 2027 serviranno 67 anni ed un mese e dal 2028 67 anni e 3 mesi.
Quindi la pensione di vecchiaia è la prima misura che ha nei 20 anni la soglia contributiva minima. Che però non basta per chi non ha versamenti antecedenti il 1996. Per i cosiddetti contributivi puri bisogna arrivare pure a centrare l’importo soglia della pensione che non deve essere inferiore all’importo dell’assegno sociale. La differenza tra misti e contributivi, dove i primi sono quelli la cui iscrizione alla previdenza è antecedete l’inizio del 1996 mentre i secondi sono quelli la cui iscrizione è postuma, è esattamente questa.
Ecco le variabili a 64 anni e come funzionano
L’altra misura ordinaria che consente uscite e pensioni con 20 anni di versamenti è la pensione anticipata contributiva. Ma è una misura che è destinata solo ed esclusivamente a chi non ha versamenti prima del 31 dicembre 1995. Quindi, nulla da fare per i già citati misti.
Sulla misura che si può prendere a partire dai 64 anni di età pende però il pesante vincolo dell’importo minimo della pensione che non deve scendere sotto le tre volte l’assegno sociale. Una pensione raggiunta per importi inferiori all’assegno sociale moltiplicato 3 non è fruibile in base alle regole della pensione anticipata contributiva.
Nemmeno, quindi, con raggiunti 64 anni di età e 20 anni di contributi si può prendere la pensione in questi casi. Solo per le donne in alcuni casi il vincolo è meno pesante. Perché se hanno avuto un figlio nella loro vita possono andare in pensione con 64 anni di età e 20 anni di contributi anche con un trattamento pari a 2,8 volte l’assegno sociale. E con più figli ancora meglio visto che l’importo soglia da centrare è pari a 2,6 volte l’assegno sociale.



