Pensione di reversibilità al coniuge, perché la durata del matrimonio è fondamentale

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di: Giacomo Mazzarella

Pensione di reversibilità

Capita spesso che tra INPS e cittadini si finisca davanti ad un giudice per contenziosi e ricorsi. Una pensione erogata dall’INPS che spesso e volentieri finisce con il diventare oggetto di cause in Tribunale è quella di reversibilità. La pensione ai superstiti, che tocca in genere al coniuge del defunto o in determinati casi ad altri parenti, è una materia particolare. Soprattutto quando si tratta di una pensione che viene chiesta non da un solo coniuge superstite, ma da più coniugi superstiti. La ripartizione della pensione del defunto è una materia spigolosa. Diverse aule di tribunale nel tempo hanno emesso sentenze contraddittorie tra loro. Perché i giudici hanno usato criteri differenti nel decidere sulla ripartizione, nonostante in linea di massima le regole dovrebbero essere chiare. Al riguardo, una recente sentenza della Corte di Cassazione fa chiarezza proprio sui criteri da utilizzare.

Pensione di reversibilità al coniuge, perché la durata del matrimonio è fondamentale

La pensione del defunto va al coniuge superstite ma tocca in molti casi anche all’ex coniuge. In pratica, quando un defunto ha lasciato superstiti sia l’ultimo coniuge che il precedente, la pensione di reversibilità si ripartisce tra i due. E i contenziosi riguardano quasi sempre, le percentuali di ripartizione. Chi ha lasciato in vita il vedovo o la vedova, ovvero l’ultimo coniuge, ma anche un coniuge precedente lascia la pensione a entrambi. E con ripartizione decisa di volta in volta dai tribunali. In pratica in base al giudice che ha in carico quella causa. E con le decisioni che possono essere differenti tra una causa e l’altra. In genere accade questo. Adesso però la Cassazione decide di chiarire alcuni aspetti, mettendo un punto fisso all’orientamento che devono adottare i giudici.

Cosa ha stabilito la Corte di Cassazione

Nel caso di specie, il pensionato deceduto aveva lasciato in vita due coniugi superstiti. Il primo con cui aveva avuto un matrimonio lungo 30 anni. Ma da cui poi era divorziato con obbligo di corrispondere l’assegno divorzile da circa 600 euro al mese.

E con il secondo con cui era stato unito solo per gli ultimi 7 anni di vita. Proprio alla luce di tutto questo, due diversi tribunali, quello di Roma è quello d’Appello avevano deciso in due direzioni diverse. Nel primo caso avevano deciso di concedere, in base alla lunghezza del matrimonio, l’ 80% della pensione di reversibilità al primo coniuge ed il 20% al secondo.

Il tribunale d’Appello invece aveva ribaltato la sentenza. Sottolineando come era troppo basso l’assegno divorzile del secondo coniuge. E che c’era il rischio di un eccessivo arricchimento del primo con una pensione di reversibilità pari al 80%. Per questo è stato favorito dalla corte d’Appello il secondo ed ultimo coniuge. Cui fu assegnata la pensione di reversibilità all’80%.

Il vecchio orientamento sulla pensione di reversibilità è superato

Le decisioni dei giudici in genere tenevano conto di diversi fattori senza priorità, almeno nelle linee guida ed almeno fino alla nuova sentenza della Cassazione. Oltre alla durata dei rispettivi matrimoni il giudice poteva decidere di usare come metro, altri fattori. Per esempio il tenore di vita delle due prima e dopo i matrimoni. Oppure l’importo dell’assegno divorzile, il periodo di maturazione dei contributi e tanto altro ancora.

In parole povere, un mix di fattori che a discrezione del giudice potevano determinare un diverso esito nell’assegnazione della parte di pensione di reversibilità spettante all’uno o all’altro coniuge. Ed invece con la nuova sentenza, che riferendosi al caso di specie precedentemente descritto, ha dato ragione al tribunale di Roma, il fattore principale da considerare è la lunghezza del matrimonio.

Di conseguenza, a prescindere dal tenore di vita o dall’importo dell’assegno divorzile, il fattore che secondo i giudici della Cassazione determina la ripartizione della pensione di reversibilità è la durata del matrimonio.

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