Pensione anticipata con 30 anni di contributi, come funziona?

Immagine di di: Giacomo Mazzarella

di: Giacomo Mazzarella

pensione con 30 anni di contributi

Tra le misure che sono ancora attive nel 2026 e che di conseguenza i contribuenti possono ancora sfruttare, una misura consente di lasciare il lavoro e andare in pensione anticipata con 30 anni di contributi. Parliamo di pensione anticipata, pertanto, con l’occasione di andare in pensione con 30 anni di contributi prima dei 67 anni di età. Uscire prima dell’età pensionabile utile alle pensioni di vecchiaia si può fare con l’Anticipo Pensionistico Sociale, meglio noto con l’acronimo di Ape sociale.

Pensione anticipata con 30 anni di contributi, come funziona?

I 30 anni di contributi sono una carriera insufficiente per le pensioni anticipate ordinarie che si centrano con 42,10 anni di contributi per gli uomini o 41,10 anni di contributi per le donne. Non bastano nemmeno per la quota 41 precoci, che come recita il suo nome, prevede 41 anni come carriera contributiva da raggiungere. Perfino due misure ormai cessate ma a diritto cristallizzato come la quota 103 e opzione donna, prevedevano carriere più lunghe, pari a 41 anni per la prima misura e 35 anni per la seconda misura. Lo scivolo usuranti prevede 35 anni di versamenti. Ecco perché con 30 anni di versamenti solo l’Ape sociale può essere una occasione. A dire il vero, esiste una delle 4 categorie a cui l’Ape sociale è destinata, che prevede 36 anni come soglia contributiva. Parliamo degli addetti ai lavori gravosi. Invece per invalidi, caregivers e disoccupati ecco che 30 anni sono sufficienti.

I beneficiari della pensione anticipata con 30 anni di contributi

La pensione con 30 anni di contributi tramite dell’Ape sociale si centra con almeno a 63,5 anni di età. Per i disoccupati bisogna c’è un requisito particolare da soddisfare. Infatti occorre aver preso tutta la Naspi spettante dopo aver perso il posto di lavoro involontariamente. E questo prima di poter presentare domanda di pensione. Anche per i caregivers è necessario un requisito aggiuntivo. Occorre che il parente disabile a cui si fa da caregiver, deve essere in regime di convivenza da almeno 6 mesi con il richiedente la pensione. Questo familiare invalido può essere il coniuge o un genitore, un parente o affine fino al secondo grado, purché questi non abbiano genitori o coniugi o abbiano genitori o coniugi over 70 o invalidi a loro volta. Per gli invalidi civili invece basta avere il verbale con cui la commissione medica riconosce lo stato invalidante con percentuale pari ad almeno il 74%.

Attenzione a capire le particolarità dell’Ape sociale

L’Ape sociale non è una classica misura di pensionamento. Anzi, per certi versi è una misura di accompagnamento alla pensione di vecchiaia. Infatti si prende solo fino a 67 anni di età e non può superare 1.500 euro al mese. Al compimento dei 67 anni raggiunti dall’interessato, l’Ape sociale decade. E il titolare deve presentare una nuova domanda, stavolta di pensione di vecchiaia ordinaria. L’importo dell’Ape sociale non cambia mai per tutti gli anni di anticipo. In effetti non si adegua al tasso di inflazione e quindi non è assoggettata a perequazione. Inoltre, non prevede maggiorazioni, tredicesima, integrazioni al trattamento minimo e trattamenti di famiglia. E non è nemmeno reversibile in caso di prematuro decesso del beneficiario. Infine vige la regola del divieto di cumulare pensione e reddito da lavoro. Chi prende l’Ape sociale non può tornare a lavorare sia da subordinato che da autonomo. Unica eccezione il lavoro autonomo a carattere occasionale da cui deriva un reddito annuo fino a massimo 5.000 euro.

 

Condividi:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest