Cosa succede se rinvio la pensione anticipata anche se ho 43 anni di versamenti?

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di: Giacomo Mazzarella

Pensione

I controsensi della vita sono tanti anche a livello previdenziale. Da un lato c’è chi in pensione non riesce ad andarci perché gli mancano anni di contribuzione per riuscire ad anticipare la quiescenza. Ed è costretto così ad aspettare i 67 anni di età delle pensioni di vecchiaia. E poi ci sono quelli che i requisiti per anticipare l’uscita li raggiungono, ma che vorrebbero poter dire di no alla pensione. Restando a lavorare. E mai come adesso c’è un motivo in più per fare questa scelta che può sembrare controproducente almeno inizialmente visto ciò che si dice sull’inasprimento dei requisiti dal 2027.

Cosa succede se rinvio la pensione anticipata anche se ho 43 anni di versamenti?

Andare in pensione subito o rimandare l’uscita? Se il problema che si pensa di evitare è quello dell’inasprimento dei requisiti per accedere alle pensioni forse è meglio andarci subito in quiescenza. Perché dal 2027 cambiano le regole per andare in pensione, con l’età pensionabile che slitta a 67 anni ed un mese e con le pensioni anticipate ordinarie che slittano invece a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e a 41 anni e 11 mesi per le donne.

Ma anche perché nel 2027 cambieranno i coefficienti di trasformazione delle pensioni contributive e delle parti di pensione calcolate con il contributivo. Ed i coefficienti saranno penalizzanti, nel senso che peggiorano le regole di calcolo dei trattamenti. Eppure, alcune buone ragioni per rimandare il pensionamento ci sono. E adesso vedremo quali sono.

C’è anche il bonus contributivo da sfruttare

Tornando a parlare di parti di pensione calcolate con il sistema contributivo e di pensioni interamente contributive, cioè su tutti i trattamenti che tirano dentro i coefficienti di trasformazione, più tardi si va in pensione meglio è. I coefficienti sono tanto migliori quanto più alta è l’età di uscita. Meglio uscire a 68 anni che a 67 anni quindi.

Ma poi, se c’è chi ha raggiunto o sta per raggiungere i 42 anni e 10 mesi di versamenti per le pensioni anticipate ordinarie nel caso degli uomini o i 41 anni e 10 mesi nel caso delle donne, rimandare l’uscita può avere un altro tornaconto. E torniamo così a parlare di bonus Giorgetti, bonus Maroni o forse, più correttamente, di bonus contributivo sullo stipendio.

Perché fino alla fine del 2026 per chi matura il diritto alla pensione anticipata c’è la possibilità di rimandare il pensionamento. Chiedendo all’INPS lo sgravio dei contributi a suo carico. Lasciando nel netto in busta paga il 9,19% di contributi che sono la parte di versamenti che paga direttamente e mensilmente il lavoratore (la restante parte del 33% di aliquota contributiva è a carico del datore di lavoro).

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