Ricorsi, cause davanti ad un giudice, azioni legali e così via dicendo. Sono cose all’ordine del giorno quando un contribuente si vede respingere una domanda da parte di un Ente pubblico. Succede anche contro l’INPS, magari perché ha respinto una domanda di pensione su cui il contribuente interessato è convinto di avere i requisiti. E quando di mezzo c’è l’invalidità, la frequenza di contenziosi tra cittadini ed INPS è ancora maggiore.
Dipende dalla procedura con cui le domande di invalidità vengono istruite e dalla particolarità delle misure che si possono sfruttare. Quando l’INPS respinge una domanda di invalidità presentata da un cittadino però, le cose sono diverse. Non basta presentare ricorso, o meglio, non è la prima azione da fare. Ecco la corretta procedura da seguire quando l’INPS respinge una domanda di invalidità ad un cittadino.
Come reagire alla domanda di invalidità respinta dall’INPS, ecco la procedura
La procedura per vedersi riconoscere alcune prestazioni ed alcune agevolazioni da parte dell’INPS in collegamento con l’invalidità è particolare. Si parte dalla domanda che si fa tramite medico curante, o meglio, deve essere il medico di base a partire con la procedura di richiesta.
Serve infatti il certificato medico introduttivo da parte del medico di famiglia. In alcune Regioni d’Italia è stata sperimentata la procedura diretta, con il medico che di fatto presenta istanza all’INPS e il cittadino non deve fare altro che presentare il modello AP70 del riconoscimento delle giuste condizioni reddituali utili ai benefici.
In altre Regioni però si adotta ancora la versione classica della domanda. Il medico di base redige telematicamente il certificato medico introduttivo. Lo inserisce in piattaforma. Poi bisogna passare da un Patronato che deve presentare la domanda di invalidità all’INPS.
Queste procedure sono le medesime per le richieste di indennità di accompagnamento, per le richieste dei benefici della legge 104, per le pensioni di inabilità, di invalidità, per l’indennità di frequenza e pure per il collocamento mirato. Una volta portata a termine la procedura il diretto interessato non deve fare altro che aspettare la convocazione a visita. In questo modo la commissione medica accertatrice verificherà le condizioni del richiedente, e redigerà un verbale.
Ecco cosa bisogna fare di fronte alla reiezione di una domanda di invalidità civile
E tutto parte dal verbale della commissione medica. Che può approvare la richiesta o meno, può dare al richiedente un grado di invalidità tale da concedere allo stesso, tutte le prestazioni richieste.
Oppure può bocciare le istanze. Concedendo in base a come ha trovato il paziente, un determinato grado di disabilità da cui però non scaturisce nulla dal punto di vista di agevolazioni, benefit o emolumenti economici. In questo caso la procedura che ha in mano il richiedente è diversa da una classica procedura di ricorso. Essendoci di mezzo un giudizio sanitario, l’interessato deve prima di tutto ad un giudice la nomina di un Consulente Tecnico di Ufficio.
La richiesta da fare è quella di Accertamento Tecnico Preventivo che passa da un autentico perito che dovrà redigere, dopo aver visitato l’invalido, una relazione. Il perito non è altro che un medico nominato dal giudice che deve valutare se ciò che ha deciso la commissione è giusto o meno e se ciò che pretende l’invalido, ha fondamenta o no. Se la relazione con automaticamente il parere del Consulente Tecnico è favorevole al disabile, l’INPS ha 30 giorni di tempo per adoperarsi. Altrimenti senza interventi da parte dell’Istituto Previdenziale la relazione diventerà definitiva e il giudice emetterà un decreto di omologa con cui il richiedente avrà i diritti che precedentemente l’INPS ha negato.
Se anche il perito continua a ritenere l’interessato non in diritto di ricevere ciò che chiede, sempre l’invalido ha diritto di impugnare la relazione, e lo deve fare entro 30 giorni. A partire dalla data di contestazione del parere del perito, sempre l’invalido dovrà poi presentare ricorso.



