Pensione per chi lavora di notte a turni: a 62 anni o anche molto prima

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di: Giacomo Mazzarella

pensione lavoro notturno

Sono tanti i contribuenti che svolgono un lavoro mentre tutti gli altri riposano. In tanti svolgono le loro attività lavorative di notte. E dal punto di vista previdenziale questo non è un male. Il lavoro notturno è una tipologia di attività lavorativa che permette di rientrare in un paio di favorevoli misure di pensionamento. Parliamo dello scivolo lavoro usurante, misura destinata tra gli altri proprio ai lavoratori di notte. E parliamo anche della quota 41 per i lavoratori precoci, che ha nei lavoratori notturni una categoria sa cui si applica. Ma chi è colui che svolge un lavoro di notte? In linea di massima per lavoro notturno si intende quello che è svolto tra le 24:00 e le 05:00 del mattino seguente. Turnisti in fabbrica, fornai, metronotte, lavoratori dei locali notturni e così via dicendo. Sono questi i lavoratori notturni che secondo le normative, svolgono un lavoro che li logora a tal punto da essere agevolati sulle pensioni.

La pensione dei lavoratori notturni con lo scivolo usuranti

Il lavoro notturno è una delle attività che rientra nello scivolo usuranti come previsto dal Dlgs n° 67 del 2011. Nell’allegato a quel decreto anche i lavoratori notturni rientrano nella misura. La caratteristica particolare dello scivolo usuranti per lavoro notturno è che in base al numero di notti svolte per la metà della vita lavorativa o per 7 degli ultimi 10 anni, il vantaggio in termini di uscita dal lavoro può essere migliore o peggiore. Perché cambiano i requisiti in base al numero di notti di lavoro per anno svolte. Lo scivolo usuranti è una misura che consente l’accesso alla pensione con almeno 61 anni e 7 mesi di età ed almeno 35 anni di versamenti. Ma c’è da raggiungere anche la quota 97,6, usando le frazioni di anno. Il lavoro usurante deve essere stato svolto per 7 degli ultimi 10 anni di carriera o per la metà della vita lavorativa.

Lavoro notturno e scivolo usuranti

Per uscire già a 61,7 anni di età con la quota 97,6, il lavoratore notturno deve aver svolto almeno 78 notti per anno di lavoro. Se le notti sono tra 72 e 77, la quota da centrare diventa 98,6 perché l’età sale a 62 anni e 7 mesi. Con notti tra le 64 e le 71 invece, la quota diventa 99,6 e l’età sale a 63 anni e 7 mesi e la quota a 99,6. Va detto che se l’interessato è un lavoratore autonomo, si deve considerare sempre un anno di età e di quota in più. Se per esempio un contribuente vanta negli ultimi 10 anni 7 anni di notti, ma solo 6 anni con 78 notti svolte e uno con 77 notti svolte, l’uscita sarà a 62 anni e 7 mesi. Perché viene meno il vincolo dei 7 degli ultimi 10 anni con almeno 78 notti di lavoro per anno.

Quota 41 precoci

Per i notturni c’è pura l’opzione quota 41 precoci. Le regole sulla durata del lavoro notturno sono le stesse, ma ciò che cambia è che bastano 64 notti all’anno per uscire con questa misura. Che si centra senza alcun limite di età una volta completati almeno 41 anni di versamenti. Di questi 41 anni però, almeno un anno deve essere stato versato prima di aver compiuto 19 anni di età. La regola della misura, infatti, è questa e prevede lo status di precoce. Che si matura come detto con almeno 12 mesi di versamenti a qualsiasi titolo prima del diciannovesimo anno di età.

 

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