Cos’è il secondo pilastro quando si parla di pensioni? La domanda se la pongono in tanti soprattutto quelli che cercano soluzioni per andare in pensione prima e non necessariamente passando dall’INPS. Infatti per secondo pilastro si intendono i fondi pensione integrativi che sarebbe la previdenza complementare che ogni contribuente può avviare, versando ai cosiddetti fondi pensione integrativi. Non è una novità assoluta ma la novità è che il governo pare intenzionato ad avviare un processo che porti i contribuenti a poter sfruttare anche questo secondo pilastro per poter andare in pensione in anticipo nella previdenza pubblica. Una misura già sperimentata nel 2025 infatti potrebbe essere riproposta ed allargata come platea dei beneficiari. L’idea sarebbe quella della pensione a 64 anni di età con 25 anni di contributi per tutti anche per chi rientra nel sistema misto
Pensione a 64 anni di età con 25 anni di contributi per tutti
In effetti nel 2025 ai contributivi puri è stata concessa la facoltà di utilizzare la rendita maturata nei fondi pensione integrativi per andare in quiescenza in anticipo. In questo modo gli interessati potevano sfruttare questa possibilità per accelerare l’uscita visto che la pensione anticipata contributiva prevede da sempre un tetto molto elevato come importo da raggiungere per essere concessa.
Come funzionò la misura nel 2025 è presto detto. Ai contributivi puri la pensione anticipata contributiva è concessa con 64 anni di età, 20 anni di versamenti e una pensione non inferiore a 3 volte l’assegno sociale (per le donne con figli avuti leggermente meno).
Ma se i contributi versati erano almeno 25 anni, all’importo della pensione liquidata dall’INPS gli interessati potevano aggiungere quella dei fondi pensione a cui avevano versato. In modo tale da arrivare, se ce ne fosse bisogno, ad una pensione pari a 3 volte l’assegno sociale come detto in precedenza.
Ecco come potrebbe funzionare questa autentica novità
Bene, il meccanismo citato precedentemente ed usato per chi era privo di versamenti al 31 dicembre 1995, potrebbe essere riproposto. E non solo per i contributivi puri.
Ecco perché diciamo pensione a 64 anni di età con 25 anni di contributi per tutti. Perché l’ipotesi è di allargare anche ai misti questa possibilità. L’importante è che chi ricade nel sistema misto accetti che la sua pensione sia calcolata interamente con il metodo contributivo. L’idea è fattibile per ovvie ragioni. Prima di tutto perché eliminerebbe una disparità di trattamento tra contributivi e misti. Poi perché doterebbe di flessibilità il sistema, con una pensione che per importo sarebbe penalizzante per chi esce prima.
E non esiste flessibilità se una misura di pensionamento anticipato non prevede penalizzazioni. Infine con una soluzione di questo genere si potrebbe rilanciare la previdenza integrativa che in Italia rispetto a tanti altri Paesi occidentali, è ancora poco usata. Con dietro l’angolo sempre in voga l’idea di rendere anche il TFR a scelta, come una rendita versandolo nei fondi pensione integrativi per maturare quella rendita che poi servirebbe per anticipare la quiescenza.



