Nuova pronuncia della Cassazione e un vero e proprio freno messo per l’INPS sulle richieste di restituzione delle somme indebite. Capita sovente che ai pensionati l’INPS recapiti lettere con cui prima di tutto segnala che quel determinato pensionato ha preso soldi in più di pensione. E poi chiede la restituzione, nei metodi e nelle modalità che decide. La Cassazione adesso specifica fin dove può spingersi l’Istituto, limitandone le possibilità.
Sulle pensioni frenata per l’INPS: stop ai soldi da restituire per i pensionati
Un tormento quello che assale i pensionati che ricevono lettere da parte dell’INPS con l’obbligo di restituire soldi in più percepiti sulle pensioni. Un incubo che diventa realtà da anni per milioni di contribuenti.
Ricevere soldi in più sulla pensione è qualcosa che capita spesso, e può dipendere da svariati motivi. I controlli che l’INPS avvia periodicamente portano alla luce casi in cui un pensionato ha ricevuto dall’INPS delle somme non spettanti. Ed in questi casi l’INPS vuole i soldi indietro. Può capitare che mandi a casa del diretto interessato una comunicazione con annesso bollettino di pagamento con l’importo da restituire. Oppure può capitare che nella missiva dell’Istituto ci sia la segnalazione che l’indebito verrà trattenuto a rate mensili sulle pensioni future. Cambia poco, perché in buona sostanza i soldi in più comunque devono essere restituiti. Ma fino ad un certo punto come vedremo adesso. Due diverse ordinanze della Cassazione (numero 8170/2026 e numero 8172/2026, ndr) limitano le azioni dell’Istituto soprattutto per contribuenti che prendono trattamenti collegati ad uno stato di bisogno.
La regola generale e le pronunce degli ermellini
In linea di massima, il cittadino che riceve un trattamento da parte dell’INPS con importi più alti di quelli spettanti effettivamente, ma con un errore che non è imputabile al cittadino che ha agito in perfetta buona fede, può tenere i soldi e non deve restituirli. Almeno questa è la linea di principio e la tendenza dell’orientamento di diversi tribunali che spesso vengono chiamati a dirimere contenziosi che hanno al loro interno proprio la restituzione di indebiti.
Diverso il caso in cui è il cittadino, magari inconsapevolmente ma comunque con molte possibilità di accorgersi dell’errore, a omettere qualcosa da cui scaturisce il maggiore incasso. Per esempio, la mancata produzione del modello RED, oppure la non segnalazione di un reddito e così via dicendo. In pratica se non è l’INPS a sbagliare i conti ma è il cittadino ad aver prodotto l’errore dell’INPS nel calcolo della pensione, allora le somme andrebbero restituite.
Il dolo, la colpa, e quando sulle pensioni i soldi in più presi non sono da restituire
Quanto detto prima però lascia trapelare che l’orientamento è quello di tutelare i soggetti che hanno redditi bassi a tal punto da prendere prestazioni assistenziali o pensioni integrate da cifre aggiuntive collegate ai redditi. Ed emerge che per i trattamenti assistenziali o destinati agli invalidi, le tutele dei cittadini sono molto maggiori. Perché se una persona ha redditi tanto bassi che lo portano a spendere tutto ciò che riceve dall’INPS per ovvie ragioni, l’Istituto non può dopo anni ed anni chiedere indietro soldi che evidentemente il cittadino ha già speso. A meno che non riesca a dimostrare che quel cittadino ha fatto tutto con dolo.



