In Germania la crisi di governo è stata scongiurata da un classico accordo di coalizione. Il governo è salvo con una intesa tra la CDU-CSU, cioè tra il partito del Cancelliere Friedrich Merz e la SPD (i Socialdemocratici, ndr). Dentro l’accordo anche la riforma delle pensioni. In Germania, quindi, lavorano ad una riforma del sistema pensionistico. In Italia invece ancora niente, ma il nostro sistema ha bisogno di una vera riforma delle pensioni. A Berlino pare stiano lavorando ad una riforma delle pensioni all’americana, copiando in parte il sistema vigente negli USA. E se anche in Italia la strada da percorrere sarebbe questa? Ecco come si andrebbe in pensione e come funzionerebbe il sistema con una riforma delle pensioni italiana ma in stile americano.
Riforma delle pensioni in Italia come in Germania?
La riforma delle pensioni in Italia è necessaria perché va superata la tremenda riforma Fornero che ancora oggi sortisce i suoi tristemente noti effetti. Nel 2027 non solo non è ancora programmata una nuova riforma, ma le pensioni vedranno crescere i requisiti di accesso per la speranza di vita con il famoso mese in più a tutte le misure ordinarie e pure a qualche misura in deroga.
E si abbasseranno anche gli importi delle pensioni sempre per via dell’aumento della speranza di vita degli italiani. In altri termini, va sempre peggio. La riforma delle pensioni è necessaria. Bisogna trovare la giusta sintesi. E se si seguisse la strada americana che anche in Germania pensano di seguire? Il nuovo sistema sarebbe un sistema misto.
E non ci riferiamo alle regole di calcolo retributive e contributive insieme che ancora oggi ci sono in Italia e che fanno parte di quello che sempre da noi chiamano sistema misto. Si fa riferimento ad una riforma delle pensioni che avrebbe una parte collegata ai contributi versati dai lavoratori ed un’altra parte per così dire, finanziata dai conti dei contribuenti e dagli investimenti nei mercati finanziari. La crisi del sistema Italia è simile a quella tedesca.
Sempre meno lavoratori e sempre più pensionati. E se le pensioni di questi ultimi vengono pagate dai contributi dei primi, evidente che se si continua ad andare avanti così, i soldi di chi versa diventeranno sempre meno sufficienti a pagare le pensioni. Non ci vuole una laurea in matematica per capire tutto questo.
Come funziona il meccanismo americano da cui partire per la riforma delle pensioni
In America il sistema è quello della cosiddetta capitalizzazione. Ci sono fondi pensione che usano i soldi di chi versa per investire in Borsa. La soluzione sarebbe quella di far maturare di più i versamenti di chi versa, in modo tale da finanziarsi la pensione praticamente da soli.
Non come oggi, dove il patto tra generazioni, con i giovani di oggi che pagano le pensioni ai vecchi, non funziona più perché c’è squilibrio tra i giovani attivi che versano e i sempre più longevi anziani che incassano la pensione. Anziani che però a loro volta quando lavoravano, hanno pagato le pensioni a quelli ancora più anziani di loro.
Come detto, il patto di generazione che adesso con la riforma delle pensioni all’americana, verrebbe superato. Certo, una cosa è l’Italia ed un’altra cosa è la Germania. Per esempio, in Italia un lavoratore versa all’INPS il 33% del suo stipendio. Il 9,19% è a carico del lavoratore, la restante parte è a carico del datore di lavoro. In Germania si versa il 18,6%, in parti uguali tra dipendenti e datori di lavoro.
Investimenti, Borsa e capitalizzazione
La soluzione cui pensano in Germania sarebbe quella di prevedere un prelievo in più rispetto all’aliquota contributiva. Un 2% in più che anziché alla previdenza pubblica verrebbe girata in una specie di conto personale del lavoratore. Lo verserebbero in parti uguali datori di lavoro e lavoratori. I soldi versati non verrebbero usati per pagare le pensioni degli anziani ma verrebbero investiti in Borsa.
Si potrebbe fare lo stesso da noi in Italia? La riforma delle pensioni all’americana è fattibile? Sicuramente toccare il capitolo pensioni è difficile e soprattutto se si mettono in gioco fattori come la sicurezza sociale, le pensioni statali e i diritti ad una vecchiaia remunerata, il gradimento di chi è chiamato ai correttivi non è garantito, anzi.



