Il TFR o il TFS dei dipendenti statali, novità dall’INPS e nuovi tempi di incasso

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di: Giacomo Mazzarella

TFR

Chiudere il lavoro magari per pensionamento o per semplice cambio di attività è un autentico terremoto nella vita di un contribuente. Al termine di una esperienza lavorativa, la chiusura dei conti con il datore di lavoro è sempre qualcosa di assolutamente particolare. Ma c’è una cosa che ogni dipendente guarda sempre con massimo interesse. Parliamo naturalmente del TFR, acronimo di Trattamento di Fine Rapporto. La classica buonuscita che spetta a chi chiude un rapporto di lavoro subordinato è un diritto sacrosanto di ogni lavoratore. Nel settore dei dipendenti pubblici il TFS, che si traduce in Trattamento di Fine Servizio, non si discosta per natura da quanto detto prima. A differenza del settore privato però ci sono tempistiche di incasso differenti e spesso modificate di anno in anno dai legislatori. Ecco le ultime novità al riguardo proposte da una circolare INPS di recente pubblicazione.

Il TFR o il TFS dei dipendenti statali, novità dall’INPS e nuovi tempi di incasso

L’INPS ha chiarito alcuni aspetti del TFR e del TFS nel settore dei lavoratori pubblici. Lo ha fatto pubblicando sul suo portale istituzionale la circolare numero 30 del 27 marzo 2026. E come sempre l’attenzione degli interessati è tutta incentrata sulle tempistiche di incasso di quanto spettante. Cifre naturalmente variabili da lavoratore a lavoratore. Infatti, la buonuscita si matura mese dopo mese durante il lavoro.

Ed è evidente che per chi ha svolto un lavoro lungo e costante con uno stesso datore di lavoro, le cifre possono essere abbastanza cospicue. Si tratta di circa uno stipendio all’anno destinato alla buonuscita. Questo come detto vale anche per il settore pubblico. Dove comunemente il TFS si incassa con tempistiche più lunghe rispetto al settore privato ed a rate. Ed è su questo che l’INPS chiarisce il tutto, perché la circolare prima indicata riguarda proprio i lavoratori pubblici.

Ecco le novità introdotte dalla legge di Bilancio e recepite dall’INPS

Tutto trova i natali nell’ultima manovra finanziaria. Infatti, l’INPS nella sua circolare non fa altro che recepire i diktat della legge di Bilancio 2026. Le solite modalità di liquidazione del TFS per i lavoratori pubblici, con lungaggini temporali evidenti e con modalità differenziate, restano un fattore. Ma alla luce delle novità legislative del 2026, i tempi si abbreviano.

Per i lavoratori pubblici che lasciano il servizio per pensione di vecchiaia, ecco che il TFS viene liquidato decorsi 9 mesi e non più dopo 12 mesi. Si tratta però di una novità per chi accede alla pensione di vecchiaia dopo il 2026, ovvero a far data dal prossimo primo gennaio 2027. Le tempistiche sono al netto come sempre, dei soliti tempi tecnici di liquidazione che pare siano sempre nel termine massimo di 3 mesi. Inoltre, la liquidazione non sempre può avvenire in unica soluzione. Infatti, l’INPS specifica anche i limiti e le possibili liquidazioni differite. Che non trovano correttivi nella manovra di fine anno del governo e quindi restano i soliti. Nello specifico:

  • soluzione unica con buonuscita fino a 50.000 euro;
  • due rate annuali in presenza di una buonuscita tra i 50.000 e 100.000 euro;
  • tre rate annuali se buonuscita oltre i 100.000 euro.

Dopo la prima tranche, nel caso delle rate, quelle successive scattano a distanza di 12 mesi l’una dall’altra.

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