La pensione minima, oppure la pensione integrata al trattamento minimo sono materie particolarmente interessanti per tanti contribuenti. Soprattutto per chi ha carriere contributive con pochi anni di versamento e che ricade nel sistema contributivo dove notoriamente il calcolo della pensione è penalizzante, l’idea che lo Stato venga incontro per percepire una pensione più dignitosa è importante. Solo che come vedremo adesso, proprio nel sistema contributivo le pensioni sono di importo davvero basso e nessun aiuto di Stato è previsto.
Come si calcola la pensione nel sistema contributivo
La pensione nel sistema retributivo si basava sulle ultime buste paga dei contribuenti. Gli ultimi 5 anni di stipendio (e 10 anni per una parte di pensione) se alti, garantivano una pensione alta, a prescindere da quanto era stato versato precedentemente. Ma il sistema retributivo ormai è in disuso o quasi, perché sono sempre più numerosi i contribuenti che per ovvie ragioni anagrafiche hanno iniziato a versare dopo il 1995. Ormai il sistema retributivo si applica solo ad una parte di pensione e sempre più piccola.
Ad eccezione di chi ha almeno 18 anni di versamenti al 31 dicembre 1995, ed ha diritto alla quota retributiva di pensione fino al 31 dicembre 2011, gli altri hanno diritto a questo calcolo solo per i periodi di lavoro al 31 dicembre 1995. Il calcolo contributivo è diventato il principale quindi.
E il meccanismo è ormai noto. Si sommano tutti i contributi versati nella carriera. Tale somma si traduce in montante contributivo, una sorta di grande salvadanaio da rompere nel momento in cui si va in pensione. Il montante alla fine viene rivalutato al tasso di inflazione e poi moltiplicato per dei coefficienti di trasformazione che sono tanto meno favorevoli quanto più giovani si lascia il lavoro.
Il meccanismo di calcolo, le regole e i vincoli
In base al meccanismo sopra citato, ecco un tipico esempio di pensione calcolata interamente con il sistema contributivo. Un lavoratore che compie 67 anni di età adesso, ha tutti i suoi versamenti successivi al 1995 ed ha in tutto 22 anni di contributi. Il suo stipendio medio, su cui sono stati estrapolati mese dopo mese i versamenti di contributi in misura pari al 33% dello stipendio stesso, è pari a 1.500 euro al mese. In totale il contribuente ha accumulato circa 145.000 euro di montante già rivalutato.
La pensione spettante in base a questo calcolo è pari a 8.132 euro di pensione lorda annuale, perché il montante viene moltiplicato per il coefficiente 5,608%. In buona sostanza gli spetta una pensione da 625 euro al mese. Ma se lo stipendio medio fosse più basso, magari pari a 1.000 euro al mese, il montante accumulato non arriverebbe a 100.000 euro. Con la pensione che scenderebbe a 5.552 euro circa all’anno. Ed il trattamento mensile sarebbe di 427 euro al mese.
Se l’interessato fosse stato dentro il sistema retributivo, avendo iniziato a versare prima del 1996, la sua pensione sarebbe stata integrata al minimo. Senza altri redditi la sua pensione sarebbe arrivata grazie all’integrazione, a 611 euro al mese nonostante una liquidazione da 427 euro mensili. Ma nel sistema contributivo si prende la pensione effettivamente maturata, Senza integrazioni, maggiorazioni e altro. Ecco perché la pensione minima per i contributivi puri non esiste.



