La Lega, con il suo leader Matteo Salvini, il Ministro Giancarlo Giorgetti e il Sottosegretario Claudio Durigon riapre il cantiere pensioni. Come riporta il quotidiano “Il Giornale”, in un recente summit tra i tre l’argomento previdenziale è tornato di strettissima attualità. E torna in voga la riforma delle pensioni con maggiore flessibilità a partire dai 64 anni di età. Noi di gazzettapensioni.it abbiamo già affrontato questa ipotesi e adesso torna in voga.
In pensione a 64 anni nel 2027: si aprono nuove possibilità
Cosa vorrebbe dire pensione a 64 anni di età per tutti? Di fatto sarebbe una autentica estensione di una possibilità oggi appannaggio dei contributivi puri in via esclusiva. Oggi a 64 anni di età possono uscire solo quanti non hanno contributi al 31 dicembre 1995. L’ipotesi, che secondo il quotidiano prima citato, esce fuori dal summit dei tre esponenti del Carroccio sarebbe di “rendere concretamente praticabile una maggiore flessibilità in uscita a 64 anni con una contribuzione di 20 o 25 anni”.
Flessibilità naturalmente rispetto all’età per la pensione di vecchiaia. L’idea sarebbe di usare un mix tra previdenza integrativa e previdenza obbligatoria come è stato sperimentato anche nel 2025 e solo nel 2025 per i contributivi puri.
Come funzionerebbe la nuova pensione flessibile a 64 anni?
La pensione anticipata contributiva permette di lasciare il lavoro a 64 anni di età con 20 anni di versamenti a condizione di raggiungere una pensione par a 3 volte l’importo dell’assegno scoiale per tutti gli uomini e per le sole donne senza figli avuti. Perché con un figlio la soglia scende a 2,8 volte l’assegno sociale e a 2,6 volte per chi di figli ne ha avuti più di uno.
Nel 2025 per i soli contributivi puri fu sperimentata la soluzione di utilizzare, per arrivare a pensioni pari a 2,6 volte, a 2,8 volte e a 3 volte l’assegno sociale, anche la rendita da fondi pensione integrativi. Ma solo a fronte di almeno 25 anni di versamenti obbligatori maturati.
Questa sarebbe la via maestra che si vorrebbe intraprendere per la nuova uscita flessibile a 64 anni di età anche per i misti. Ai quali verrebbe chiesto di accettare il ricalcolo completamente contributivo della pensione.
Adesso i fatti e non le sole promesse
La riforma delle pensioni partirebbe quindi dai 64 anni di età. Una nuova misura flessibile che soprattutto nel medio lungo periodo potrebbe anche spingere il secondo pilastro, ovvero la previdenza integrativa. Se grazie al secondo pilastro si facilita l’uscita, evidente che i contribuenti sarebbero più propensi ad aprire a quest’altra forma di previdenza.
Una soluzione che il governo potrebbe decidere di avviare già nella prossima legge di Bilancio. Sempre che le istanze della Lega vengano accettate.
Per evitare di spostare l’idea ad una nuova promessa elettorale da inserire nei programmi del centrodestra per le elezioni politiche del 2027. Promessa elettorale che rischia, dopo quanto accaduto in questa legislatura (tante delle promesse di natura previdenziale sono andate disattese), di non fare più da appeal nei cittadini chiamati alle urne.



