Dal primo gennaio 2024 è entrato in vigore al posto del Reddito di Cittadinanza come misura di contrasto alla povertà, l’Assegno di Inclusione. Un sussidio contro la povertà, con regole simili alla misura precedente, ma con una platea sensibilmente ridotta. Infatti, il Reddito di cittadinanza era una misura che potremmo definire generalista, visto che era indirizzata a tutti coloro che rientravano nei limiti reddituali e patrimoniali e quindi nelle soglie ISEE prestabilite. Invece l’Assegno di Inclusione è una misura che taglia fuori dai beneficiari, anche nelle famiglie che hanno diritto al sussidio, i soggetti attivabili al lavoro.
Assegno di Inclusione, ecco la platea dei beneficiari
Limitazioni di platea dicevamo. Infatti per il diritto all’Assegno di Inclusione bisogna rientrare tra i seguenti soggetti:
- Anziani sopra i 60 anni di età;
- Invalidi al 67% almeno;
- Minorenni;
- Soggetti con carichi di cura in famiglia;
- Soggetti presi in carico dai servizi sociali, assistenziali o sanitari.
Esclusi quindi tutti coloro che hanno una età compresa tra i 18 anni già compiuti e i 60 anni ancora da compiere. A meno che non rientrino tra gli invalidi al 67% o tra le altre due categorie prima citate, ovvero quelli con carichi di cura e quelli presi in carico dai servizi sociali, assistenziali o sanitari.
Il soggetto con carichi di cura è colui che ha figli piccoli, in genere sotto i 3 anni o altri familiari invalidi da assistere e quindi non può essere considerato come un soggetto occupabile anche se ha tra i 18 ed i 59 anni di età. Il soggetto preso in carico invece è colui che anche se non invalido al 67% ha una disabilità a partire dal 46% che non lo rende occupabile, oppure che ha patologie e dipendenze come quelle da droghe, alcool o gioco.
I requisiti per l’Assegno di Inclusione
Fermo restando il rientrare nelle platee prima citate, va detto che la famiglia beneficiaria del sussidio può essere quella che al suo interno ha anche solo un soggetto tra quelli prima citati. Naturalmente se in una famiglia esiste solo un soggetto tra quelli prima citati, l’Assegno di Inclusione verrà pagato solo per quel soggetto e quindi tutti gli altri familiari esclusi non concorrono alla determinazione dell’importo spettante.
Questa è la grande differenza con il Reddito di Cittadinanza dove al possesso di tutti gli altri requisiti, un nucleo familiare prendeva il sussidio per tutti i componenti a prescindere dalla loro età, situazione e così via dicendo. I requisiti dell’Assegno di Inclusione sono sostanzialmente sempre i soliti.
Ecco che caratteristiche bisogna avere per rientrare nell’ADI
Il richiedente in effetti deve avere la cittadinanza italiana o deve essere un familiare di chi ha la cittadinanza italiana, purché in possesso del diritto di soggiorno. Ma può essere anche un cittadino della UE o un suo familiare, sempre con il diritto di soggiorno sul territorio italiano.
Beneficiari possono essere anche gli extracomunitari, ma solo se in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo, o titolari dello status di rifugiati o di protezione internazionale o di apolide.
Infine, serve risultare residenti in territorio italiano da almeno 5 anni di cui gli ultimi 2 in modo continuativo (bastano due mesi consecutivi fuori dal territorio e il requisito viene perso, così come viene perduto se nei 18 mesi precedenti, si risulta assentì per almeno 4 mesi anche in maniera discontinua).
L’ISEE è fondamentale per l’Assegno di Inclusione
Importanti però erano e restano per i sussidi di questo tipo, i requisiti reddituali e patrimoniali collegati all’ISEE. Un ISEE che deve essere quello in corso di validità ogni anno sia al momento della domanda che durante la fruiozione della stesso sussidio. Il valore dell’ISEE deve essere entro la soglia massima di 10.140 euro. Importante è il reddito familiare che non deve superare la soglia di 6.500 euro annui.
Soglia che naturalmente va poi moltiplicata per la scala di equivalenza basata sul numero dei componenti della famiglia che entrano nel sussidio. Limiti che variano se la famiglia interessata è composta esclusivamente da over 67 o da invalidi. In questo caso infatti la soglia di reddito familiare sale a 8.190 euro annui, sempre da passare poi per i coefficienti della scala di equivalenza.
Patrimoni immobiliari e mobiliari, ecco le soglie per l’Assegno di Inclusione
Altro requisito riguarda il patrimonio immobiliare fatto da case, terreni e fabbricati intestati a ciascun componente la famiglia. E si guarda a immobili siti non solo in Italia. Il limite del patrimonio immobiliare come riportato sempre dentro l’ISEE va considerato al netto della casa di abitazione. Ma se questa casa è al di sotto di 150.000 euro come valore ai fini IMU. Il tetto massimo del patrimonio immobiliare come ricostruito prima non deve eccedere i 30.000 euro.
Sempre per quanto si evince dentro l’ISEE, il patrimonio mobiliare invece, fatto di conti correnti, carte di credito e qualsiasi altra dotazione bancaria o postale deve essere entro il tetto massimo di 6.000 euro per il singolo, di 8.000 euro per i nuclei composti da due persone, 10.000 euro per tre o più persone e con l’aggiunta di 1.000 euro per ogni figlio a partire dal terzo, 5.000 euro per ogni invalido o 7.500 euro per non autosufficienti.
Nel nucleo familiare non ci devono essere soggetti che al PRA sono intestatari di autoveicoli sopra i 1.600 cc o motoveicoli sopra 250 cc, se questi mezzi sono immatricolati a nuovo nei 36 mesi che precedono la domanda di Assegno di Inclusione. Vincoli che non contano se il titolare dei veicoli è un invalido.
Sempre riferito all’intero nucleo familiare, non ci devono essere soggetti sottoposti a misure cautelari, condanne, o soggetti che hanno perso il posto di lavoro per dimissioni volontarie senza giusta causa.



