Milioni di italiani sono alle prese con debiti di varia natura. Gli indebitati sono tantissimi. Debiti privati, debiti con l’erario, cartelle esattoriali e chi più ne ha più ne metta. Ma a volte la soluzione è dietro l’angolo. Di normative che aiutano a risollevarsi ce ne sono. E non parliamo delle radicali soluzioni offerte dalle procedure di sovraindebitamento o dalle vecchie normative “salva suicidi” come spesso si è sentito dire. A volte decorso un determinato limite di tempo, il debito muore da solo nel senso che non è più dovuto. Si chiama prescrizione, ed è uno strumento che può tornare utile. Attenzione però, non è “un liberi tutti” ed un “salva debiti”.
La prescrizione dei debiti: ecco quando non vanno più pagati in 5 o 10 anni
In linea di massima si considera in dieci anni il termine ultimo per essere assoggettati a pagare un proprio debito. Il termine di prescrizione decennale però non si applica sempre e per tutti i debiti. Esiste infatti anche una prescrizione i 5 anni. Ma la prescrizione non è qualcosa che attiva o che può attivare da solo l’indebitato se escludiamo la fase successiva, cioè quella di farsi cancellare il debito per sopraggiunta prescrizione.
Infatti, l’indebitato ha un rapporto con la prescrizione che potremmo definire indiretto. In effetti, è il creditore che se non reclama il suo credito per tempo, fa un favore all’indebitato. La prescrizione è esattamente una “roba” del genere. Una scadenza entro cui il creditore deve intervenire per fare in modo che il suo credito possa essere recuperato. Naturalmente si parla di debiti acclarati, documentati e reali. Perché non stiamo parlando di debiti viziati o nati da situazioni non regolari.
La prescrizione breve e quella ordinaria per i debiti
Per riscuotere un credito l’interessato ha un tempo limitato per agire e questo termine è definito di prescrizione. Un meccanismo che al contrario permette a chi ha un debito, di farla franca se il soggetto a cui deve dei soldi, non agisce per tempo.
Non ci sono particolari difficoltà a comprendere tutto questo, almeno dal punto di vista tecnico. Invece le difficoltà nel comprendere la prescrizione ce ne sono e diverse dal punto di vista procedurale. Detto che un debito non si cancella automaticamente ma deve essere l’indebitato a chiedere l’annullamento per sopraggiunta prescrizione, i termini entro cui il meccanismo si completa sono due.
C’è la prescrizione di dieci anni, altrimenti detta prescrizione ordinaria. E poi c’è la prescrizione in cinque anni, detta anche prescrizione breve.
Cosa dice il Codice Civile in materia
Non tutti i debiti sono uguali. E di conseguenza la prescrizione da utilizzare sia dal punto di vista del creditore, che deve stare attento a non sforare nei tempi, che da quello del debitore, che invece deve sperare in una “dimenticanza del creditore”, possono variare. Un debito che scaturisce dalle bollette delle utenze domestiche, per esempio, è a scadenza quinquennale. Il motivo è semplice.
Si tratta di debiti che provengono da un pagamento a cadenza periodica, come possono essere anche le spese di condominio (non straordinarie però), i compensi ad un commercialista o ad un qualsiasi professionista e così via dicendo. Quando invece non c’è periodicità, come per esempio, un credito verso un datore di lavoro che non ha pagato il TFR piuttosto che i contributi, il tutto si prescrive in 10 anni. La distinzione è ben spiegata nel Codice Civile agli articoli numero 2946 e 2948, rispettivamente per i debiti a prescrizione ordinaria ed a prescrizione breve.



