Cartelle esattoriali a rate: ecco come chiedere ed ottenere da 84 a 120 rate con un click

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di: Giacomo Mazzarella

cartelle esattoriali

Ormai è una notizia vecchia quella relativa alla rottamazione delle cartelle e alla possibilità di mettersi in regola con il fisco con questa nuova sanatoria introdotta nel 2026 da parte del governo. La rottamazione delle cartelle ormai sta volgendo al termine perché le domande scadono il prossimo 30 aprile. Poi si entrerà nella fase dell’attesa per l’istruttoria delle domande e per le eventuali approvazioni. Una rottamazione quella del 2026 che fin da subito si è capito come non fosse la soluzione a tutti i mali dei contribuenti indebitati con il fisco. Perché la nuova rottamazione delle cartelle tutto ha fatto tranne che consentire, anche a chi ha presentato domanda, di mettersi per davvero in regola con le problematiche di natura fiscale è di riscossione. A tal punto che oggi abbiamo una miriade di cittadini che, alle prese con debiti relativi alle cartelle esattoriali, stanno cercando soluzioni alternative ad una rottamazione che, evidentemente, non è stata la soluzione idonea.

Cartelle esattoriali a rate: ecco come chiedere ed ottenere da 84 a 120 rate con un click

Solo cartelle relative a debiti con lo Stato, magari per l’IRPEF o per ciò che viene fuori dalle risultanze degli obblighi dichiarativi di ogni anno. Oppure cartelle relative alle pendenze per omessi versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi. Sono queste le cartelle esattoriali che la nuova rottamazione ha consentito di sanare per i contribuenti che hanno già presentato domanda o che si apprestano a farlo in questi ultimi giorni di apertura delle istanze.

Nulla da fare per bolli auto, per multe del codice della strada, per balzelli come l’IMU o la tassa sui rifiuti. In parole povere la stragrande maggioranza delle cartelle esattoriali presenti negli estratti di ruolo dei contribuenti non sono finite dentro il nuovo provvedimento di sanatoria.

A tal punto che molti contribuenti anche presentando la domanda di definizione agevolata delle cartelle, hanno dovuto presentare contestualmente una domanda di rateizzazione ordinaria. E molti altri contribuenti non hanno nemmeno scelto di aderire alla definizione agevolata passando direttamente ai piani di dilazione ordinari.

E sono proprio questi piani quelli che rappresentano la soluzione ideale oggi, per mettersi in regola con le cartelle esattoriali. Lasciando perdere una rottamazione che prometteva di fare miracoli ma che invece ha lasciato l’amaro in bocca anche a chi oggi ci ha già aderito.

Dalla rottamazione alla rateizzazione, cosa cambia e perché

Come detto la rottamazione delle cartelle introdotta nel 2026 non è stata una rottamazione delle cartelle capace di permettere a tutti i contribuenti di azzerare i propri debiti. Naturalmente sempre pagandoli a rate come era previsto dalla sanatoria e con i soliti sconti sulle sanzioni e sugli interessi. Limitate le cartelle che era possibile sanare. E quindi, una sorta di nulla di fatto per chi si aspettava un provvedimento capace di risolvere sul nascere il problema. L’opportunità per fare questo si chiama rateizzazione ordinaria.

E non servono provvedimenti del governo, domande da presentare entro un determinato periodo di tempo e così via. La rateizzazione ordinaria è sempre attiva. Si può chiedere in qualsiasi momento anche da soli ricevendo sulla e-mail la risposta immediata e perfino i primi 12 bollettini da pagare per chi si vede accolta l’istanza.

Naturalmente non ci sono sconti su sanzioni e interessi. Anzi, vengono caricati interessi di dilazione che aumentano il debito. Ma il piano di rateizzazione che si può ottenere è molto lungo. In effetti per importi complessivi di debito fino a 120.000 euro, basta una semplice richiesta si può ottenere un piano fino a 84 rate mensili. E se la situazione economica del richiedente è precaria con tanto di prove di questa precarietà (ISEE; redditi, bilanci e qualsiasi altra pezza giustificativa ad avvalorare la tesi), si possono ottenere fino a 120 rate mensili.

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