Lavoro nero, lavoro irregolare, stipendi bassi e poche tutele. Se a questo aggiungiamo che il datore di lavoro non è un sostituto di imposta, il dado è tratto. Il settore domestico è qualcosa di particolarissimo. Nonostante il recente aggiornamento del CCNL di categoria che ha previsto degli aumenti di stipendio e maggiori tutele su permessi per la legge 104 e maternità, tutte le cose prima citate sono delle nette quanto evidenti problematiche con cui tutti gli addetti del settore domestico ogni mese di lavoro si interfacciano. In effetti è chiaro che si tratta di un settore particolare. Non fosse altro perché è uno dei pochi settori o forse l’unico dove il datore di lavoro non ha la funzione di sostituto d’imposta. Una funzione che se presente, agevola e facilita nettamente gli adempimenti fiscali dei lavoratori. Anche la fruizione del bonus Renzi o trattamento integrativo che dir si voglia è qualcosa che nel settore domestico perde di fluidità. Ma a tutto c’è rimedio.
Bonus badanti: ecco come recuperare adesso il trattamento integrativo da 1.200 euro
Quindi, anche il trattamento integrativo IRPEF, cioè il famoso bonus Renzi è qualcosa che la badante non riceve come tutti gli altri lavoratori dipendenti. Ma questo non vuol dire che il trattamento integrativo IRPEF non spetti alla badante, anzi. Cambiano le procedure, cambiano le modalità di richiesta, ma il bonus da 100 euro al mese e da 1.200 euro all’anno spetta anche a badanti, colf e a tutti gli altri lavoratori domestici.
Il trattamento integrativo IRPEF da 100 euro al mese, ancora oggi chiamato, forse erroneamente, bonus Renzi, interessa tutti i dipendenti. Infatti, proprio come funzionava il bonus dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi anche il trattamento integrativo di oggi è uno strumento che serve a sgravare dal punto di vista delle imposte, i lavoratori dipendenti. Spetta in misura intera a tutti i lavoratori dipendenti che hanno un reddito fino a 15.000 euro. Spetta in misura ridotta o quando meno solo a determinate condizioni, per chi ha redditi superiori a 15.000 euro e fino a 28.000 euro. In questo caso, infatti, il bonus spetta a condizione che le detrazioni per lavoro dipendente siano superiori all’imposta dovuta. Oltre i 28.000 euro il bonus non è più spettante.
Il datore di lavoro che non è sostituto di imposta
Per chi non ha un datore di lavoro che funge da sostituto d’imposta e quindi per badanti, colf e simili, questo trattamento integrativo se spettante, va richiesto adesso con il modello 730. Il modello di dichiarazione dei redditi che dal 15 maggio scorso può essere inviato all’Agenzia delle Entrate soprattutto alle badanti e a chi è dentro il settore domestico, non serve solo per il bonus però. Infatti, serve anche per pagare le imposte. E per i lavoratori del settore, il datore di lavoro non le trattiene in busta paga. Quindi, per una badante il bonus è fruibile ma c’è da fare i conti anche con le eventuali imposte dovute.
Bonus badanti sul conto corrente, ma quando?
Ricapitolando, per bandati e colf e per tutti i lavoratori domestici, bisogna presentare la dichiarazione dei redditi per recuperare, se spettante, il bonus Renzi. Bisogna anche indicare all’Agenzia delle Entrate le coordinate bancarie. Serve un IBAN. La procedura si può fare dopo la presentazione del modello 730, compilando l’apposito modulo. Oppure seguendo la proceduta telematica di inserimento dell’IBAN nel cassetto fiscale, che potrebbe servire oltre che per l’eventuale rimborso IRPEF anche per eventuali altri pagamenti con il Fisco. Dal momento che la partita fiscale si chiude interamente con il Fisco senza passare dal datore di lavoro, l’IBAN è fondamentale per ricevere entro dicembre e direttamente con bonifico sul conto corrente, quanto spettante. Altrimenti si passa al bonifico domiciliato e all’assegno vidimato, altre procedure di incasso dei conguagli fiscali, che però potrebbero far slittare i tempi di incasso fino a marzo dell’anno successivo.



