Ad agosto salvo che per le cartelle urgenti, la macchina della riscossione va in ferie. Come sempre l’Agenzia delle Entrate Riscossione sospende l’invio delle cartelle nel periodo comunemente dedicato alle vacanze. Ma presto sono preventivati gli invii di una massiccia mole di cartelle esattoriali per i contribuenti indebitati con il Fisco nostrano. E con le cartelle si riparte pure con le classiche procedure di esecuzione forzata. Pignoramenti, ipoteche, ganasce fiscali e chi più ne ha più ne metta. Gli atti della riscossione e le correlative azioni dell’Agenzia delle Entrate Riscossione sono sempre le stesse. Solo che tra l’enorme mole di cartelle che adesso arriveranno ai cittadini, ce ne sono di sbagliate. Ecco come difendersi e come non disperarsi preventivamente di fronte alle richieste di pagamento del concessionario.
Il ritorno delle cartelle esattoriali pazze: 11 milioni di atti in arrivo ma molti sono sbagliati
Nei prossimi mesi, subito dopo la fase estiva di sospensione, l’Agenzia delle Entrate Riscossione inizierà una nuova e massiccia campagna di invio di cartelle con annesso le procedure di esecuzione forzata già descritte. Statistiche alla mano sono più o meno 19 milioni gli italiani alle prese con almeno un atto della riscossione. Ma come sempre, e sempre partendo dalle statistiche, bisogna anche considerare che una pretesa su tre da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione è considerata dalla stessa, come difficilmente incassabile o addirittura non incassabile.
Questo è il problema più annoso della riscossione in Italia. Tanto è vero che è presente fin dai tempi di Equitalia. La macchina della riscossione forzosa è ingessata da questa elevata mole di cartelle da incassare comprensive di quelle che si tenta di incassare ben consci che difficilmente si incasserà.
Tributi a carico di deceduti senza eredi, oppure di eredi che hanno rinunciato all’eredità. Oppure di ditte cessate o fallite o di soggetti nullatenenti. Sono queste le cartelle che anche la riscossione forzosa ritiene potenzialmente inesigibili ma non per questo rinuncia a cercare l’incasso.
Vizi, prescrizione e cosa deve fare il contribuente
Naturalmente chi si trova in queste condizioni, farebbe bene a segnalare tutto alla riscossione. Perché altrimenti si corre il rischio di cartelle che a fasi alterne vengono ricevute anche se non le pagherà mai nessuno. Magari perché l’interessato ha un reddito non pignorabile, oppure ha assenza di reddito, assenza di veicoli da assoggettare a fermo amministrativo e così via dicendo. Diverso il caso di chi invece ha qualcosa da perdere e di fronte alle cartelle rischia l’attivazione delle procedure coattive. In linea di massima l’Agente della Riscossione parte con il fermo amministrativo che può tranquillamente essere considerata la prima azione di recupero coattivo ma anche la più leggera. Poi si passa all’ipoteca su case o altri immobili. Ed infine si arriva al pignoramento presso terzi, sia il terzo la banca dove il debitore ha un conto corrente, per esempio, oppure il datore di lavoro o l’ente previdenziale rispettivamente per dipendenti o pensionati.
Le azioni da avviare per cancellare le cartelle esattoriali
Prima di disperarsi alla ricezione delle cartelle, meglio operare gli opportuni controlli. Che poi sono sempre gli stessi. Prima di procedere al pagamento meglio controllare se la pretesa sia fondata, priva di vizi o scaduta. La prescrizione, per esempio, è un fattore che spesso salva i contribuenti da cartelle e da procedure di esecuzione forzata.
Nel caso in cui tra la data di insorgenza del debito e la cartella esattoriale appena emessa, non ci sono altri solleciti, notifiche o comunicazioni al riguardo, trascorsi 5 anni (o 3 per determinate cartelle, ndr), il debito è prescritto, inesigibile e quindi da non pagare. Poi sarebbe opportuno controllare se l’atto, ovvero se la cartella esattoriale è viziata da errori. L’indirizzo del contribuente, le date, i dati anagrafici e la chiarezza sulla pretesa, sono elementi su cui spesso si rilevano errori che possono portare all’annullamento della cartella. Prescrizione o vizi comunque non sono fattori che determinano l’annullamento automatico di un debito. Deve essere il contribuente ad attivarsi per completare la pratica, cioè per chiedere la sospensione della riscossione e l’annullamento degli atti.



