In base alla data del primo versamento contributivo oppure in base a delle determinate patologie invalidanti, fatto sta che la normativa vigente italiana prevede la possibilità di andare in pensione anche con solo 5 anni di contributi versati. Una carriera davvero molto corta e molto risicata quella pari a 5 anni. Su questo pochi dubbi visto che parliamo di una carriera minima ben distante dai 20 anni di contribuzione per le pensioni di vecchiaia con età pensionabile raggiunta. Eppure, come dicevamo, c’è chi anche con solo 5 anni di contributi potrebbe riuscire in quella che a tutti gli effetti è un’autentica impresa. Cioè il poter andare in pensione.
Con tre diverse pensioni vai a riposo con soli 5 anni di contributi
La prima categoria che può andare in pensione con 5 anni soltanto di contributi versati è quella dei cosiddetti contributivi puri. Parliamo di soggetti che hanno la data di iscrizione alla previdenza obbligatoria successiva alla data di ingresso nel sistema previdenziale della riforma Dini.
La riforma delle pensioni che introdusse il sistema contributivo voluta dal governo Dini entrò in vigore nel 1996. Di conseguenza i cosiddetti contributivi puri sono coloro i quali hanno il primo versamento successivo al 1995. Sono quelli che hanno questa anzianità di iscrizione coloro i quali possono accedere alla quiescenza con 5 anni di contributi versati ma a condizione di aver raggiunto almeno i 71 anni di età.
A 71 anni, infatti, non ci sono vincoli di importo della prestazione cosa che per i contributivi puri ci sono a 67 anni di età per le pensioni di vecchiaia ordinare o a 64 anni di età per le pensioni anticipate contributive.
Invalidi, pensioni con 5 anni di contributi e pensioni di inabilità
Un’altra categoria di soggetti che può trovare possibile il pensionamento con 5 anni di contributi versati è quella degli inabili al lavoro. Chi risulta inabile al 100% a qualsiasi attività lavorativa, può andare a riposo con la pensione di inabilità. Ripetiamo, l’inabilità per questa prestazione, deve essere totale al lavoro. Solo così permette di andare in pensione a quanti allo stesso tempo hanno interrotto tutte le attività lavorative. L’assegno di inabilità, infatti, si prende soltanto di fronte ad una riduzione al 100% della capacità lavorativa e con 5 anni di versamenti di cui almeno 3 anni versati negli ultimi 60 mesi prima della data della domanda. La pensione di inabilità è erogata in maniera definitiva e prevede un calcolo della prestazione con il sistema misto in base ai contributi versati alla data di uscita. A 67 anni l’interessato può chiedere la trasformazione della pensione di inabilità in pensione di vecchiaia.
Ecco l’assegno ordinario di invalidità per riduzioni della capacità lavorativa di 2/3
Simile ma non uguale, e sempre per invalidi con 5 anni di contributi versati ci sarebbe anche l’assegno ordinario di invalidità. In questo caso parliamo di una misura che prevede una riduzione della capacità lavorativa pari almeno ai 2/3. Ed è una misura che a differenza della pensione di inabilità non prevede la chiusura delle attività lavorative. Chi si trova in queste condizioni ed ha versato almeno 5 anni di contributi di cui almeno 3 anni versati negli ultimi 5 può andare in pensione con questa misura. Che però rispetto all’assegno di inabilità non è definitiva ma viene assegnata con rivedibilità triennale. Significa che la prestazione è assegnata per tre anni e poi deve essere confermata da una nuova visita di invalidità.



