Il calendario fiscale italiano presto chiamerà di nuovo alla cassa i contribuenti italiani proprietari di case. Infatti, sta per arrivare il consueto appuntamento con la prima rata IMU da versare entro il 16 giugno di ogni anno. L’IMU è un adempimento a cui sono chiamati sempre il proprietario di casa ogni anno ad esclusione di chi ha intestata solo la prima casa. Le seconde case sono sempre assoggettate ad IMU, a meno che non si rientri in alcune casistiche ben prestabilite come la cessione della casa ad un figlio che la fa diventare sua casa principale per esempio. Poi però ci sono degli altri casi che consentono di non pagare l’IMU anche senza che la casa sia in linea con quello che la normativa stabilisce debba essere la casa di abitazione principale. Casi che alcuni Tribunali hanno preso in considerazione favorendo i contribuenti nel non pagare l’IMU. Il fattore determinante è il concetto di casa di abitazione principale. Ecco i casi da analizzare nel dettaglio dopo alcune pronunce recenti della Cassazione.
IMU prima casa: residenza anagrafica, dimora effettiva e affetti per l’esonero dalla tassa
A giugno primo acconto IMU da versare per i contribuenti italiani. Si apre la stagione IMU che poi si concluderà a dicembre con il saldo. L’Imposta Municipale Unica è un balzello da versare al Comune dove è sito l’immobile. La normativa lascia ampio margine di manovra ai Comuni che possono scegliere regole, esonero, sconti ed esenzioni sempre rispettando le direttive apicali comunque.
I contenziosi legali sull’IMU
Poi ci sono casi in cui tra Comune e contribuenti proprio in materia di IMU si finisce con cause e contenziosi. E spesso sono le sentenze dei giudici a segnare regole ed orientamenti dei Comuni. Come, per esempio, una recente sentenza della Cassazione che esonera dal versamento dell’IMU alcuni contribuenti di fronte a casi particolari che possono essere la cessione in affitto di una parte della casa e il fatto che il contribuente è un lavoratore fuori sede. L’IMU sì paga sulle seconde case dei contribuenti perché le prime case di abitazione principale sono esenti salvo che per quelle case censite in catasto alle categorie A1, A8 e A9. Ma è proprio la definizione di prima casa e cosa va considerato per l’esonero ciò che analizziamo adesso alla luce delle pronunce degli ermellini della Cassazione.
Le recenti decisioni della Cassazione sull’IMU per la prima casa
I giudici hanno affrontato il discorso dei lavoratori fuori sede e delle case cedute parzialmente in affitto. Nel primo caso, un contribuente che ha una sola casa intestata, se vive fuori per questioni di lavoro, perde il diritto all’esonero dell’IMU perché viene meno uno dei due fattori necessari per considerare l’unica casa intestata come prima casa. La prima casa non è solo quella dove il contribuente risiede per le anagrafi dei Comuni italiani. Perché bisogna anche passare gran parte del tempo in quella casa e risiedere stabilmente nell’immobile per gran parte dell’anno. Ma c’è dell’altro.
Perché la prima casa a prescindere dalla dimora effettiva tra quelle mura deve anche essere la casa dove ci sono gli affetti personali e familiari del proprietario. I giudici hanno stabilito pertanto che così come non basta la residenza anagrafica in una casa per considerarla prima casa ed esente da IMU, è altrettanto vero che si può anche vivere per gran parte di un anno fuori per questioni di lavoro, ma se a tutti gli effetti la casa intestata al prorpietario è quella dove convergono ancora gli affetti familiari e personali dello stesso, quell’immobile è a tutti gli effetti abitazione principale. E va considerata esente da IMU.
Così come esente resta la casa dove un proprietario affitta una o più stanze ad altri soggetti. Sempre secondo l’orientamento della Cassazione, l’importante è che tutto quanto detto prima, dalla residenza anagrafica alla dimora abituale e agli affetti, restino intatti.



