Pensioni a 64, 65 o 66 anni, bastano 20 anni di contributi

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di: Giacomo Mazzarella

Pensioni a 64 anni nel 2027: chi si avvantaggia di più e chi ci rimette tanto

Non tutti possono sfruttare delle pensioni anticipate dal mondo del lavoro, ma è anche vero che esistono dei contribuenti che hanno delle chance maggiori di uscire in pensione a 64, 65 o 66 anni. He siano 3 anni di anticipo rispetto ai 67 anni o solo uno o due poco importa. Uscire prima è sempre qualcosa che fa piacere. Uno spaccato della società lavorativa ha delle chance maggiori. Ecco, infatti, chi può sfruttare l’uscita dai 64 ai 66 anni grazie al fatto che hanno maturato una pensione di importo abbastanza elevato, e che non hanno versamenti in epoca retributiva.

Pensioni anticipate contributive, in sintesi, come funzionano?

Le pensioni anticipate contributive sono delle misure di pensionamento ordinarie, perché rientrano nel più vasto segmento delle pensioni anticipate ordinarie. Ma se genericamente le pensioni anticipate, per il solo fatto di aver preso il posto delle pensioni di anzianità, non prevedono alcun limite anagrafico, le pensioni anticipate contributive un limite anagrafico lo prevedono.

Infatti, bisogna arrivare almeno a 64 anni di età per accedere alla quiescenza se sono stati maturati 20 anni di versamenti almeno e se la pensione calcolata alla data di uscita è quantomeno pari a 3 volte l’assegno sociale. Nel 2025 l’assegno sociale era pari a 538,69 euro al mese, e la pensione minima da centrare doveva essere pari a 1.616 euro circa al mese.

Oggi nel 2026 la pensione minima da centrare deve essere pari a 1.638 euro circa al mese perché l’assegno sociale, nel frattempo, per la rivalutazione è passato a 546,24 euro al mese.

Le regole di calcolo della pensione aiutano

Non sempre è facile arrivare a importi così elevati di trattamento. Tra le cause più frequenti di reiezione di una domanda di pensione per contributivi puri c’è proprio il mancato raggiungimento di quegli importi di pensione. Per alcune lavoratrici le soglie si abbassano a 2,6 volte l’assegno sociale o a 2,8 volte. Tutto basato sui figli avuti, se più d’uno o uno soltanto. Ma non cambia granché e le difficoltà a centrare pensioni così elevate di fronte a carriere di circa 20 anni di versamenti sono sempre tante.

A 65 anni per chi si è visto bocciare la domanda di pensione l’anno prima, cioè a 64 anni, le cose potrebbero cambiare. Perché magari ha proseguito a lavorare, versando un altro anno di contributi (ed a 66 anni ancora meglio di fronte a due ulteriori anni di contribuzione). Inoltre, per via del meccanismo a coefficienti, più alta l’età migliore il coefficiente. Migliore è la pensione quindi, e più semplice superare gli importi soglia della prestazione.

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