Riforma delle pensioni: 5 nuove misure in campo, eccole

Immagine di di: Giacomo Mazzarella

di: Giacomo Mazzarella

Riforma delle pensioni

Anche se non ci sono ancora sicurezze e certezze, sulla riforma delle pensioni si può già circoscrivere il perimetro di intervento e l0indirizzo che prenderà il pacchetto pensioni della legge di Bilancio. Ormai sono da tempo messe in evidenza alcune misure che si vorrebbero varare secondo le indiscrezioni che accompagnano il dossier pensioni della manovra. Ecco le 5 misure e come funzionerebbero in base alle ultime notizie dalle stanze della politica.

L’aumento delle pensioni minime ad 850 euro al mese

Partiamo da un nodo cruciale delle pensioni in Italia e che riguarda l’importo delle pensioni. In Italia le pensioni sono spesso molto basse, ben al di sotto della soglia della povertà. Soprattutto per l’effetto delle due ultime vere riforme delle pensioni, cioè la legge Dini e la legge Fornero, le pensioni sono calcolate sempre in misura peggiore. Con il sistema contributivo le pensioni vengono calcolate in base al montante rivalutato e moltiplicato per i coefficienti. Questi ultimi ogni due anni se la stima di vita della popolazione sale, diventano meno favorevoli. Oltretutto le pensioni contributive non godono di maggiorazioni e integrazioni al trattamento minimo. Significa che se sono basse, e lo sono sempre di più come abbiamo detto, restano basse. Ecco da Forza Italia che, come primo punto della riforma delle pensioni, si pensa ad un aumento delle minime ad 850 euro. Con una spesa di circa un miliardo di euro, l’operazione secondo diversi esponenti del partito che fu di Berlusconi ed a cui si deve il varo molti anni fa dell’incremento al milione, è fattibile.

Pensione a 64 anni con il contributivo, la riforma passa da questo punto

Da Forza Italia alla Lega, da un intervento che guarda agli importi delle pensioni ad uno che guarda ai requisiti delle pensioni. La Lega di Matteo Salvini punta forte verso una pensione a 64 anni di età con 20 anni di contributi ed a calcolo completamente contributivo della stessa. L’idea è di concedere la pensione che oggi è destinata solo a chi nel sistema contributivo già ci è perché ha iniziato a versare dopo il 1995, anche a tutti gli altri. Purché accettino il ricalcolo completamente contributivo della pensione e purché raggiungano un trattamento non inferiore a 3 volte l’assegno sociale. Su quest’ultimo punto però si ragiona di rivedere la soglia abbassandola e consentendo così un più facile approdo alla pensione anticipata che altrimenti resterebbe complicata come lo è adesso per i contributivi puri.

La pensione flessibile tra quota 41 e quota 103

La riforma delle pensioni per essere profonda deve per forza di cose avere una misura flessibile da lanciare. Perché con la legge Fornero il sistema è diventato troppo rigido. E dopo l’addio ad opzione donna ed a quota 103 dal 2026, si esce praticamente solo o quasi con le regole della famigerata riforma del governo Monti. E allora ecco l’idea, anche questa di matrice leghista, che vuole una pensione flessibile a 62 anni di età, come era prevista per la vecchia quota 100 o per la più recente quota 103, con 41 anni di versamenti, come invece è ancora previsto per la quota 41 precoci. La misura verrebbe estesa a tutti coloro che completano i due requisiti minimi prestabiliti. Ma con una forte penalità. Infatti, ogni anno di anticipo rispetto all’età pensionabile vigente al momento dell’uscita, farebbe perdere il 2% di pensione. Un taglio pesante che a conti fatti arriverebbe al 10% uscendo esattamente a 62 anni.

Per la riforma delle pensioni, imprescindibile l’Ape sociale

Varare una riforma, ma cancellando forse l’unica misura alternativa alle pensioni ordinarie che è veramente degna di nota, non è possibile. Ecco perché se riforma delle pensioni dovesse essere, dovrebbe avere dentro la conferma dell’Ape sociale se non addirittura la sua trasformazione da sperimentale a strutturale. L’idea è di confermare praticamente per sempre e come misura fissa del sistema l’Ape sociale che permette uscite a 63 anni e 5 mesi di età con 30 anni di versamenti per disoccupati, invalidi e caregivers e 36 anni per addetti ai lavori gravosi. Se si tratta di confermare la misura, questo andrebbe fatto anche rivedendo alcuni aspetti della stessa. Magari aumentando la platea dei beneficiari. Estendendo le categorie di attività gravose che darebbero diritto al trattamento anticipato.

Riforma delle pensioni con la dote neonati, di cosa si tratta?

L’ultima misura che potrebbe entrare nella nuova riforma delle pensioni è quella che hanno già provveduto a ribattezzare, dote neonati. Si tratta di un autentico fondo pensione integrativo che lo Stato aprirebbe fin dal momento della nascita, ad un contribuente. E lo aprirebbe versando i primi soldi che dovrebbero essere intorno a 1.000 euro. E lasciando il fondo aperto a versamenti futuri del diretto interessato quando crescerà ed entrerà nel mondo del lavoro o da parte dei loro familiari. Il tutto per accompagnare ciascun bambino ad avere oltre alla futura pensione statale, anche una rendita cospicua da previdenza integrativa. Un autentico nuovo salvadanaio per il neonato con un fondo a capitalizzazione che matura anche nel tempo.

 

 

Condividi:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest