Diverse volte si mettono in risalto alcune proposte di riforma del sistema previdenziale italiano. Perché riformare il sistema è una cosa necessaria. Una cosa che tutti voglio. Anche i partiti che di volta in volta passano dal governo all’opposizione e viceversa. La Lega, per esempio, oggi propone una pensione a 64 anni di età estesa a tutti con calcolo contributivo. E propone anche una pensione flessibile a 62 anni con taglio lineare di assegno.
In passato, anche quando era all’opposizione, la Lega prometteva la quota 41 per tutti. Forza Italia parla sempre di una pensione minima a 1.000 euro al mese. E poi ci sono le proposte di tecnici, esperti in materia e perfino dell’INPS. Come ci dimostra l’ultima uscita di Gabriele Fava al Meeting di Rimini, quando il Presidente dell’INPS propose il fondo pensioni aperto alla nascita con copertura iniziale statale.
Anche dalle opposizioni le proposte non mancano. Il cosiddetto Campo largo, per esempio, aveva già proposto delle soluzioni. Con una mozione che però fu bocciata alla Camera a gennaio scorso. Una proposta che potrebbe però tornare di attualità adesso visto che il pacchetto pensioni della legge di Bilancio ha un peso specifico rilevante nella prossima manovra finanziaria.
La mozione Braga e cosa conteneva
La prima firmataria della mozione che quindi prende il suo nome, fu Chiara Braga, deputata in forza al Partito Democratico. Ma si tratta di una proposta di riforma delle pensioni che porta firmatari di tutto il cosiddetto Campo largo, quindi anche del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra. La mozione impegna il governo ad intervenire in materia previdenziale fissando alcuni punti e suggerendo alcune priorità.
Ecco punto per punto le proposte di riforma pensioni nella mozione
Letteralmente nella mozione che è interamente scaricabile in Rete, si legge che si impegna l’esecutivo:
1) ad adottare iniziative volte a rivedere, sin dal primo provvedimento utile, la decisione di incrementare i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione e ad eliminarne il meccanismo di revisione periodica, abolendo immediatamente il meccanismo automatico di adeguamento all’aspettativa di vita, escludendo altresì ogni ulteriore iniziativa volta a prolungare il già improprio strumento delle finestre di uscita;
2) ad assicurare, per quanto di competenza, che non saranno promosse altre iniziative normative volte a mettere in discussione l’istituto del riscatto dei corsi universitari di studi ai fini previdenziali, sia per quanto concerne il loro riconoscimento ai fini della determinazione del futuro assegno pensionistico, sia per quanto riguarda la validità ai fini della maturazione dei requisiti contributivi per l’accesso alla pensione di anzianità, considerando piuttosto la gratuità dello stesso sia per incentivare gli studi sia per favorire chi entra tardi nel mercato del lavoro;
3) ad escludere ogni ulteriore incentivo alla previdenza privata e ai fondi integrativi come surrogato del welfare pubblico e ad adottare iniziative volte ad abolire il meccanismo del silenzio assenso per il conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi di previdenza complementare;
4) ad adottare iniziative per ripristinare le risorse finanziarie dei fondi destinati alle misure di tutela dei lavoratori impiegati in attività usuranti e per i precoci;
5) ad adottare le opportune iniziative normative per rendere strutturale canali di uscita anticipata, in primo luogo per lavoratrici e lavoratori in condizione di maggiore difficoltà, in relazione a condizioni soggettive (disabilità, lavoro di cura) o oggettive (gravosità del lavoro, lavori usuranti), a partire da Ape sociale, estendendola anche ai lavoratori autonomi, e «opzione donna», introdotto sperimentalmente nel 2003 dall’allora Ministro Maroni e ridimensionato e poi tagliato definitivamente dalle ultime leggi di bilancio;
6) ad adottare iniziative normative per rafforzare le misure in favore dei lavoratori che hanno svolto prestazioni usuranti e gravose, estendendone l’applicazione ad alcune categorie di lavori attualmente escluse, a partire dal ripristino delle categorie tagliate con la legge di bilancio per il 2023;
7) ad adottare iniziative per disciplinare l’istituzione di una «pensione di garanzia» per i giovani, da disegnare nella cornice del sistema contributivo e consistente in un importo di pensione garantito, legato agli anni di contribuzione (effettiva e figurativa anche per lavoro di cura) e all’età di ritiro, e quindi in grado, da un lato, di premiare chi lavora o è disposto a farlo di più, dall’altro di tutelare le persone con carriere discontinue e periodi dedicati al lavoro di cura;
8) ad assumere iniziative normative volte ad istituire una pensione pubblica di garanzia universale, finanziata dalla fiscalità generale, che assicuri a tutte e tutti un assegno pensionistico dignitoso e non inferiore alla soglia di povertà;
9) a rivedere le scelte in materia di rafforzamento dei salari, al fine di conseguire l’obiettivo costituzionale di una retribuzione che assicuri un’esistenza libera e dignitosa per il lavoratore e la sua famiglia, nonché per proteggerne il potere d’acquisto a fronte dei processi inflattivi degli ultimi anni, quale condizione per trattamenti pensionistici altrettanto dignitosi, anche attraverso l’adozione del salario minimo legale e il sostegno alla definizione di una disciplina sulla rappresentanza che scardini il favore nei confronti della cosiddetta contrattazione pirata;
10) ad adottare un piano straordinario e permanente di contrasto al lavoro nero e al lavoro grigio, finalizzato all’emersione e alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro irregolari, al pieno riconoscimento dei diritti contrattuali e al recupero della contribuzione evasa, quale condizione essenziale per rafforzare il sistema previdenziale pubblico.
Tutto ciò che ci deve essere per modificare il sistema
Come detto la mozione 1-00532 Braga, Ricciardi, Zanella, Scotto, Carotenuto, Mari, Aiello, Barzotti, Gribaudo, Laus, Sarracino, Tucci, Fossi, Guerra fu respinta alla Camera dei deputati. Anche se generici, alcuni punti sono molto importanti. Se ne riparlerà senz’altro adesso che si arriverà alla discussione sulla legge di Bilancio.
Il superamento della riforma Fornero come si legge, non può non partire dalla neutralizzazione del meccanismo dell’aspettativa di vita. Un meccanismo che proprio la legge Fornero introdusse a carattere biennale. E che aggiorna i requisiti delle pensioni all’andamento della stima di vita. Una soluzione questa caldeggiata anche dalla Lega. Anche il Carroccio infatti, ha già proposto al governo di sterilizzare il meccanismo. Congelando gli aumenti previsti per il biennio prossimo.
Giovani, donne, lavori gravosi e usuranti
Flessibilità in uscita è l’altro argomento centrale per arrivare a modificare le regole del nostro sistema pensionistico. Cosa significa flessibilità? Dotare i contribuenti di maggiori soluzioni per il pensionamento. Il ripristino di opzione donna e il passaggio ad un’Ape sociale strutturale è ciò che chiedono le opposizioni.
Che allo stesso tempo chiedono una pensione di garanzia per i giovani alle prese con lavori intermittenti e discontinui. E un occhio di riguardo il sistema dovrebbe darlo a chi svolge lavori che oltre ad essere discontinui, sono pure gravosi e usuranti. Infine, l’argomento carichi di cura.
Valorizzare il lavoro di cura di figli piccoli e invalidi dovrebbe essere una novità da introdurre. Questo per coprire a livello previdenziale questo genere di attività. Soprattutto perché svolta senza subordinazione e senza remunerazione. Sicuramente proposte virtuose anche se vaghe quelle introdotte nella mozione e nella ipotetica riforma delle pensioni del cosiddetto Campo Largo.



