La Gazzetta delle Pensioni in una delicata fase come quella in arrivo con la Legge di Bilancio del governo alle porte ha chiesto un contributo qualificato al Caporedattore di Investire Oggi, Alessandra De Angelis. Il tema pensioni presto diventerà di strettissima attualità proprio per via del solito e atteso pacchetto pensioni della manovra finanziaria.
Cosa bisogna aspettarsi dalla Legge di Bilancio del governo sul tema pensioni?
Anche se le speranze ci sono e le proposte non mancano, la Legge di Bilancio del governo, soprattutto dopo lo sforamento del patto di Stabilità UE non potrà essere libera da vincoli. E riformare il sistema previdenziale è quanto di più costoso ci sia da affrontare per lo Stato. Lo dimostra il fatto che dal 2027 partiranno gli aumenti dei requisiti di accesso alle pensioni nonostante la maggioranza di governo da sempre prometteva di mettere mani al subdolo collegamento delle pensioni con l’aspettativa di vita.
Aumenti dei requisiti confermati, ma secondo lei il futuro sarà ancora peggiore?
A vedere bene il tutto, effettivamente c’è poco da fare quando si parla di aumento della stima di vita della popolazione. Non ci sono alternative ad aumentare i requisiti delle pensioni se la stima di vita cresce. Un contribuente che in media vive di più significa che costerà di più alle casse dello Stato che dovrà pagare la sua pensione per più mesi. Ecco perché ogni due anni al salire della vita media degli italiani i requisiti crescono. Perché le pensioni vanno allontanate da chi vede la sua vita media aumentare. Il più o meno recente allarme della Ragioneria Generale dello Stato che segnalò come dal 2029 probabilmente serviranno altri due o tre mesi di aumento dell’età pensionabile lo dimostra perfettamente.
Ci sono sul tavolo alcune proposte di nuove pensioni flessibili. Quali potrebbero essere le soluzioni adottate?
Le proposte sul tavolo a cui fate riferimento sono quelle di matrice leghista. Da un lato per semplice opportunità elettorale visto che nel 2027 si torna alle urne e da un altro per continuare a cavalcare il cavallo di battaglia solito del superamento della Legge Fornero, la Lega propone correttivi alle pensioni. Propone per esempio la solita quota 41. Anche se stavolta non per tutti come la proponeva anni fa. La quota 41 flessibile potrebbe essere una soluzione praticabile. Una alternativa alle pensioni ordinarie fattibile soprattutto se si arriva davvero come sembra, a penalizzare del 2% all’anno e per anno di anticipo, la pensione di chi esce prima dei 67 anni di età. Un taglio del 10% porterebbe sicuramente ad un risparmio di spesa nel lungo periodo.
La previdenza complementare potrebbe essere un fattore da usare?
Il secondo pilastro deve avere maggiore rilevanza. Lo sostengono in molti e da sempre. L’Italia è indietro sulla previdenza integrativa. Sono ancora troppo pochi i lavoratori che oltre a versare alla Cassa Stato e cioè all’INPS, versano ad un Fondo Pensione Integrativo. Le iniziative non sono mancate al riguardo. Ricordo l’apertura ad usare la rendita da pensione complementare per le pensioni anticipate contributive nel 2205. Oppure il nuovo meccanismo del silenzio assenso nel destinare il TFR dei nuovi assunti alla Previdenza Integrativa. E potrebbe tornare di attualità la storia del TFR come rendita e non come accumulo per mandare in pensione INPS prima i contribuenti.
Secondo lei l’estensione della pensione a 64 anni di età per tutti è fattibile?
Proprio i Fondi Pensione Integrativi potrebbero portare a compimento l’estensione dei benefici della pensione a 64 anni di età oggi esclusiva dei contributivi, anche a chi rientra nel sistema misto. La pensione anticipata contributiva è una misura che prevede il raggiungimento di una soglia minima di importo del trattamento per essere concessa. Una pensione pari almeno a 3 volte l’assegno sociale, con carriere nell’ordine dei 20 anni è tutto fuorché facile da raggiungere. Ma se alla pensione maturata all’INPS si aggiungesse la rendita maturata nella Previdenza Complementare, magari spacchettando il TFR in rendita, l’obiettivo sarebbe più comodo. E per le casse statali, il ricalcolo contributivo delle pensioni da applicare obbligatoriamente porterebbe risparmio in termini di spesa pubblica.
Un’ultima domanda. L’Ape sociale è una misura popolare, secondo lei ci sono possibilità che il governo la confermi nel 2027?
Io non scommetto mai, ma se proprio dovessi, sulla conferma dell’Ape sociale nel 2027 qualcosa punterei. Non fosse altro perché siamo alle porte della campagna elettorale. Come si potrebbero presentare agli elettori le parti politiche di maggioranza se chiudono una misura di pensionamento anticipato che fa uscire dal lavoro a 63 anni di età più o meno? Una misura a platea limitata e non certo costosa viste le limitazioni previste. Cancellarla sortirebbe l’effetto boomerang dal punto di vista del gradimento di chi chiederà di nuovo il voto ai cittadini.



