Cambiare il proprio nome o il proprio cognome è possibile, ecco come

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di: Giacomo Mazzarella

Cambiare nome e cognome

Cassius Clay diventò Muhammad Alì mentre Lew Alcindor diventò Kareem Abdul Jabbar. I due famosi sportivi USA che decisero di cambiare nome in fase di conversione all’ISLAM sono degli esempi famosi ed eclatanti di persone che decidono di cambiare nome o cognome o entrambi, rispetto a quelli di battesimo. Una pratica che non riguarda solo gente famosa e che non riguarda solo casi di conversione religiosa naturalmente. Cambiare nome e cognome è ammesso anche dalla legge italiana. Seguendo però la procedura prevista. E stando attenti alle conseguenze.

Cambiare il proprio nome o il proprio cognome è possibile, ecco come

A prescindere dal motivo, perché non è necessario avere una straordinaria motivazione, il cambio di nome e cognome è possibilissimo. L’unica cosa da seguire alla lettera è la procedura che anticipiamo subito, non è semplicissima e soprattutto non è veloce. Il primo passaggio obbligatorio è quello prefettizio. Si va dal Prefetto ed è la prassi che statistiche alla mano circa 1.500 individui ogni anno in Italia adottano. Perché tanti sono coloro i quali ogni anno decidono di intervenire sui due principali loro dati anagrafici. Dalla semplice volontà di cambiare un nome che non piace, alla necessità di inserire il cognome materno per esempio. Sono alcune delle motivazioni dietro alle richieste di cambio nome o cognome. Parliamo naturalmente di cambio strutturale dei dati anagrafici, perché per esempio, eliminare le virgole o inserire le virgole nei casi di più nomi, o eliminare uno dei tanti nomi che sono stati registrati all’anagrafe si può fare direttamente agli uffici anagrafici del luogo di nascita. Dal Prefetto si passa per modifiche strutturali come dicevamo prima.

Come funziona la procedura specifica dal Prefetto o in Comune

Il cambio non è automatico e deve passare da una specifica autorizzazione se si parla di cambio che passa dalle mani della Prefettura. Perché non si può certo chiedere di avere un cognome altisonante per semplice “sfizio”. Le motivazioni, anche se non sono sempre fondamentali per avallare la richiesta, devono essere accettate dagli organi preposti. Se ti chiami Giacomo Bianchi non potrai certo chiedere il cambio di cognome in Leopardi per diventare omonimo del famoso scrittore e poeta. Tanto meglio se vivi a Recanati.

In base ai dettami del Dpr numero 396 del 2000 e specificatamente all’articolo numero 84 poi modificato dal Dpr numero 54 del 2012, la disciplina dei cambi di nome e cognome prevede la domanda al Prefetto. La Prefettura competente è quella della Provincia dove è sito il Comune di nascita del richiedente. A domanda accettata, il Prefetto impone la pubblicazione dei nuovi atti. Presso il Comune di nascita e quello di attuale residenza del richiedente, si passa alla pubblica affissione dell’atto. Una affissione che deve durare almeno 30 giorni. L’affissione pubblica è necessaria e per il giusto lasso di tempo per consentire a chi avesse qualcosa da sollevare riguardo il cambiamento richiesto dal diretto interessato, possa farlo.

Cambiare il proprio nome o il proprio cognome e le potenziali conseguenze

Ad affissione completata si passa al Ministero dell’Interno che è l’autorità che deve emanare il decreto di cambio nome o cognome.

Ripetiamo, dal Prefetto e con la procedura prima descritta si passa solo in determinati casi. Perché a volte il cambio si può fare anche semplicemente agli uffici anagrafici comunali. Per aggiungere il cognome della madre, o magari per riconoscimenti tardivi di paternità, per aggiungere quello del padre, basta la procedura in Comune. Alla stregua di chi decide di tagliare il suo nome che è troppo lungo o composto da più nomi.

Attenzione ai cambi di anagrafica però. Cambiando nome cambia il codice fiscale. Questo può cambiare anche accorciando semplicemente il nome di battesimo e non solo aggiungendo un nuovo cognome magari anticipandolo rispetto all’attuale. Bisognerà non solo comunicare il cambio sul posto di lavoro, per le questioni inerenti enti con cui si ha a che fare (INPS, INAIL ecc..). Ci sono le polizze assicurative, i fondi pensione, i contributi previdenziali, che legate ad un determinato codice fiscale possono finire con il diventare “pasticciate” se da un giorno all’altro l’interessato cambia tutto. Con ripercussioni, per esempio, quando sarà il momento di andare in pensione, con una parte di contributi versati su un determinato nominativo ed altri su quell’altro.

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