Da tempo si parla di una novità che grazie a diverse sentenze dei Tribunali, rende la pensione anticipata più facile da prendere. La pensione anticipata è quella misura che si centra senza limiti di età raggiungendo la giusta carriera contributiva. Bene, adesso queste pensioni sono oggettivamente più semplici da sfruttare. Perché viene meno un requisito contributivo che negli anni ha bloccato la quiescenza per tanti lavoratori posticipandola. Parliamo dei 35 anni effettivi da lavoro.
I lavoratori possono più facilmente andare in pensione anticipata oggi?
Arrivare alla pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi come prevede oggi la pensione anticipata ordinaria è più facile (e per le donne restano 41,10 gli anni di versamenti che servono, ndr). Dopo l’ennesima sentenza dei tribunali, non c’è più il vincolo dei 35 anni di contributi effettivi da centrare. Diverse sentenze dicevamo. Infatti, più volte la Cassazione al riguardo aveva stabilito come tutti i contributi sono perfettamente validi per far raggiungere ai contribuenti la soglia dei 42,10 o 41,10 anni di contributi. In ultimo il Tribunale di Siena con la sentenza numero 208/2026 di aprile 2026 ha dato maggiore forza alle pronunce della Suprema Corte di Cassazione numero 24916/2024, numero 24952/2024 e numero 27910/2025. Che andavano tutte nella medesima direzione.
La pensione anticipata ordinaria nata nel 2012 in sostituzione delle pensioni anticipate e facente parte quindi della nota Legge Fornero non prevede il vincolo dei 35 anni di contribuzione effettiva.
Questo significa che anche i contributi figurativi, compresi quelli da Naspi, da altre indennità per disoccupati e da malattia o infortunio, devono essere considerati validi per arrivare ai 42,10 anni di contributi. L’orientamento dell’INPS invece bloccava il pensionamento imponendo ai contribuenti di aver maturato 35 anni di versamenti senza considerare i contributi figurativi da disoccupazione o da malattia.
Ecco i nuovi vantaggi che sono stati confermati dai giudici
Pensioni anticipate più facili quindi, perché in effetti spesso era il fattore dei 35 anni effettivi a negare il pensionamento a tanti contribuenti che pure si trovavano con la giusta contribuzione totale, ovvero i già citati 42,10 o 41,10 anni di versamenti.
Il vincolo dei 35 anni effettivi viene meno e la decisione che ripetutamente prende la giurisprudenza dovrebbe applicarsi anche alla quota 41 precoci, altra misura che non prevede limiti di età, ma prevede, almeno sulla carta, il vincolo della contribuzione effettiva.
Questo vincolo, almeno secondo alcune giustificazioni dei giudici, si applica, come la normativa prevede, solo alle pensioni anticipate contributive, dove effettivamente è necessario arrivare ai 20 anni di contributi minimi previsti, senza alcun contributo figurativo nel calcolo.
Si tratta di un qualcosa di molto importante adesso, soprattutto alla luce del fatto che dal 2027 inizieranno a crescere i requisiti tanto per le pensioni anticipate ordinarie che per la quota 41. Perché il mese in più previsto dall’aspettativa di vita e confermato dall’ultima legge di Bilancio, non incide solo sull’età pensionabile della pensione di vecchiaia ma anche su queste misure distaccate da limiti anagrafici.



