Negli ultimi anni solo due misure avevano nei 62 anni di età quella minima per le uscite dal mondo del lavoro. Parliamo della quota100 e della quota 103. Due misure entrambe cessate adesso ma su cui c’è ancora una scappatoia che si chiama cristallizzazione del diritto. Chi ha maturato i requisiti mentre le due misure erano in funzione, può sfruttarle ancora oggi. Ma soprattutto per la quota 103 la penalizzazione da accettare è massiccia.
La pensione a 62 anni anche nel 2026 ma accettando una penalizzazione
La quota 100 fu in vigore dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2021. La quota 103 invece è stata in funzione dal primo gennaio 2023 al 31 dicembre 2025. In entrambi i casi l’età di uscita era fissata a 62 anni. Con la quota 100 bastavano 38 anni di contributi. Con la quota 103 invece servivano 41 anni di contributi. Prima abbiamo parlato di cristallizzazione. Evidente che ormai per la quota 100 il diritto maturato è quasi superfluo. Chi nel 2021 aveva già 62 anni di età, in questo 2026 compie 67 anni e quindi, rientra tranquillamente nelle normali pensioni di vecchiaia. Inutile o quasi la quota 100 cristallizzata se non nel caso di chi compirà i 67 anni di età da agosto a dicembre e vuole anticipare di qualche mese il pensionamento. Diverso invece il caso di quota 103. Scaduta il 31 dicembre 2025, chi si torva entro quella data ad aver compiuto sia i 62 anni di età che i 41 anni di contributi può andare in pensione anche nel 2026. Sfruttando un netto anticipo.
I tagli e le penalizzazioni da accettare
Come detto però, occhio ai tagli di pensione. Le penalizzazioni per la quota 103, soprattutto nella versione 2024 e 2025, sono tante. La quota 100 era una misura neutra da penalità. Si poteva andare a riposo e quindi in pensione a 62 anni di età con 38 anni di versamenti e pensione calcolata con il metodo misto come era previsto. La pensione era calcolata esattamente come avevano maturato i contribuenti. Cioè con il metodo contributivo solo per i periodi successivi al 1995 o al 2011 per chi grazie al fatto che aveva maturato 18 o più anni di versamenti al 31 dicembre 2025, aveva diritto al calcolo retributivo fino alla fine del 2011. La pensione di quota 103 invece prevede che l’interessato accetti il ricalcolo completamente contributivo della pensione. Anche per chi ha diritto al calcolo retributivo fino al 31 dicembre 2011. Soggetti questi che statistiche alla mano perdono in media circa il 30% della pensione. Resta anche la seconda penalizzazione di assegno di quota 103. Ovvero il limite di importo che non può superare 4 volte il trattamento minimo. E se questa seconda penalizzazione dura fino ai 67 anni, quando la prestazione diventa di vecchiaia e viene ricalcolata, la pensione contributiva resta per sempre.



