Aumento pensioni 2027: ecco chi beneficia della perequazione e come

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di: Giacomo Mazzarella

aumento pensioni

Come ogni anno anche nel 2027 le pensioni e i trattamenti assistenziali erogati dall’INPS ai contribuenti cresceranno di importo. Il meccanismo è sempre lo stesso ed è quello della perequazione. La rivalutazione delle pensioni secondo il meccanismo dell’indicizzazione al tasso di inflazione è qualcosa che si ripete annualmente in base ai dati Istat di inflazione, prima previsionale e poi su quella definitiva. Ogni gennaio, comunque, le pensioni salgono di importo e così sarà anche nel 2027. Ma ciò che è nuovo è l’entità degli aumenti perché stando agli ultimi dati, che devono essere ancora ufficializzati però, l’inflazione registrata dall’Istat per i primi nove mesi del 2026 è stata pari al 2,8%. Non è un tasso enorme come lo fu ai tempi della pandemia quanto si arrivò a superare l’8%, ma è pur sempre un tasso che determinerà degli aumenti abbastanza cospicui di pensione. Molto più cospicui rispetto a quelli di gennaio scorso sul tasso di inflazione 2025 pari a circa l’1%.

Aumento pensioni 2027: ecco chi beneficia della perequazione e come

Il 2,8% di perequazione significa che le pensioni nel 2027 cresceranno di importo e in misura pari proprio a questo 2,8%. Ma solo per la parte di pensione fino a quattro volte il trattamento minimo INPS.

Infatti, il meccanismo di indicizzazione delle pensioni sarà quello utilizzato anche nel 2026. Cioè il 100% di rivalutazione fino a quattro volte il trattamento minimo. E poi, il 90% di rivalutazione per la parte di pensione sopra quattro volte e fino a cinque volte il minimo. Ed infine il 75% per la parte di pensione ancora maggiore. Questo significa che tutti pensionati riceveranno degli aumenti nel 2027 in base a questo particolare meccanismo che porterebbe una pensione da 1.000 euro al mese a salire a 1.028 euro per esempio.

Ecco le regole dell’indicizzazione e perché in alcuni casi è un bel guaio

Ma l’aumento per la perequazione riguarderà anche per le misure assistenziali. Parliamo dell’assegno sociale per esempio. Aumento, inoltre, anche per il trattamento minimo INPS. Oggi il trattamento minimo è pari a 611,85 euro al mese, mentre nel 2027 con il 2,8% di aggiunta, la soglia salirà a 628,98 euro al mese. L’assegno sociale invece salirà da 546,24 euro al mese a 561,53 euro al mese.

Questo aumento però ha delle controindicazioni. Prendiamo ad esempio le pensioni contributive, tanto di vecchiaia che anticipate.

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 per uscire a 67 anni di età con 20 anni di versamenti e con la pensione di vecchiaia ordinaria, deve centrare un importo minimo della pensione pari almeno all’importo dell’assegno sociale.

Per le pensioni anticipate contributive con 64 anni di età e 20 anni di versamenti invece, bisogna arrivare a 3 volte l’assegno sociale (o a 2,6 e 2,8 volte per le donne in base al numero di figli avuti nella vita, ndr). Aumentando l’assegno sociale come importo, evidente che diventerà più difficile per tutti centrare queste condizioni.

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