Pensioni da restituire: nuove sentenze favoriscono i pensionati, l’INPS deve risarcire

Immagine di di: Giacomo Mazzarella

di: Giacomo Mazzarella

Pensioni INPS sentenze

Le normative anche quelle penalizzanti vanno sempre rispettate e seguite alla lettera. Questo vale anche quando si tratta di normative INPS sulle pensioni. Una normativa particolarmente rigida che da anni colpisce duramente molti pensionati è quella sul diritto di cumulo dei redditi da pensione con i redditi da lavoro. Infatti, ci sono delle misure di pensionamento anticipato che prevedono il divieto di cumulare questi redditi anche durante la fase di incasso della pensione e non soltanto nel momento in cui si presenta la domanda di pensionamento. L’INPS applica la norma che prevede il divieto di cumulo in maniera rigida ed univoca, ma spesso e volentieri i tribunali bloccano questo orientamento. Stabilendo a favore dei pensionati colpiti, un risarcimento.

Ultima notizia, un nuovo caso proveniente da Treviso dove alcune sentenze di alcuni tribunali hanno nuovamente dato ragione ai pensionati che di fronte a un vero e proprio salasso, riescono ad avere ragione contro l’Istituto pensionistico.

Pensioni da restituire: nuove sentenze favoriscono i pensionati, l’INPS deve risarcire

Da tempo si leggono notizie di giudici e tribunali che hanno dato ragione a dei pensionati che precedentemente avevano subito la sospensione di una prestazione pensionistica da parte dell’INPS. Sospensione scaturita per via del fatto che erano tornati a lavorare dopo essere andati in pensione, e nonostante erano assoggettati al divieto di cumulo citato in premessa.

Misure come l’Ape sociale oggi ancora attiva, oppure come la quota 100, la quota 102 o la quota 103 del passato, hanno mandato in pensione dei lavoratori a cui però era stato imposto il divieto di cumulare i redditi da lavoro con il reddito di pensione.

In effetti come normativa, queste misure di pensionamento anticipato non davano e non danno, nel caso dell’Ape sociale, la possibilità ai lavoratori di tornare in servizio o di trovare nuove occupazioni per arrotondare quando prendono di pensione.

Come dicevamo diverse volte notizie di cronaca hanno dimostrato come l’applicazione rigida di queste regole da parte dell’INPS sia stata sempre molto ferrea. C’è chi anche per 70 euro recuperati dal ruolo di comparsa in un film, ha dovuto restituire un intero anno di pensione. Altre volte è successo che un pensionato che ha dato una mano ad un familiare in un’attività lavorativa, è stato condannato allo stesso modo.

Pensioni bloccate per un anno anche con lavoro da cui si recuperano poche centinaia di euro

Adesso invece esce fuori la notizia che l’INPS ha bloccato la pensione per un intero anno a due diversi pensionati che erano usciti con la quota 100 d avevano trovato dei lavori saltuari con dei redditi prodotti davvero esigui. Per entrambi l’INPS aveva deciso di sospendere la prestazione pensionistica e per l’intero anno solare.

La storia proviene da Treviso. Anche per questi due casi di cronaca recente vale la stessa regola e cioè che l’INPS sospende la pensione per l’intero anno a chi si rende colpevole di aver trovato un nuovo lavoro nonostante il divieto di di cumulo tra redditi. Ed a prescindere dall’importo del reddito da lavoro prodotto.

Ma come per tanti altri casi, anche stavolta il tribunale di Treviso ha dato ragione ai due ricorrenti. Entrambi erano stati fortemente penalizzati dal blocco totale della pensione per l’intero anno solare in cui erano tornati a lavorare. E nonostante un lavoro saltuario, per una durata di 15 giorni spalmati tra maggio, giugno e luglio e per un reddito recuperato di soli 1.000 euro o poco più.

L’INPS la pensa in un modo, i tribunali in un altro

Grazie al ricorso il tribunale di Treviso dato ragione ai ricorrenti. Stabilendo un principio che potrebbe essere quello che molti altri pensionati colpiti allo stesso modo potrebbero utilizzare. Precedenti da usare per avere ragione nei confronti dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Nella sentenza si capisce la motivazione che i giudici hanno usato. Per redditi esegui e per lavori saltuari la sospensione della pensione può essere applicata. Ma solo per i mesi in cui quella attività lavorativa è stata svolta dai diretti interessati. In pratica, si mette in luce la sproporzione tra guadagno avuto (reddito da lavoro), durata del lavoro e punizione inflitta. Punizione che nei casi del trevigiano erano nell’ordine di 25.000 euro per ciascun ricorrente (a tanto ammontano le pensioni dei due sospese per l’intero anno). L’INPS ha dovuto restituire le mensilità di pensione bloccate ma da non bloccare quindi.

Condividi:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest