Importante come poche, la pensione di reversibilità è uno strumento che i superstiti di un pensionato deceduto utilizzano per quella continuità reddituale che altrimenti verrebbe drasticamente meno. Il coniuge superstite ma anche altri parenti, hanno diritto alla reversibilità e in misura differente in base a diversi fattori come previsto dalle normative. Ecco una sintesi delle regole da rispettare per la pensione di reversibilità e come funzionano queste regole.
La pensione di reversibilità e i limiti di reddito
La pensione di reversibilità spetta nel momento in cui muore un pensionato e lascia superstiti che durante la vita erano a suo carico. Per il coniuge non c’è però nessun vincolo di carico fiscale precedente e nessun vincolo anagrafico come invece adesso vedremo esistono per i figli o per altri familiari. Ad ogni familiare beneficiario spetta una determinata percentuale della pensione che prendeva il pensionato defunto in vita. Ma la percentuale si riduce al superamento di determinati limiti di reddito del superstite. Il meccanismo di riduzione è il seguente:
- Reddito superstite pari o inferiore a 23.862,15 euro nessun taglio di reversibilità;
- Da 23.862,16 a 31.816,20 euro 25% di taglio;
- Da 31.816,21 a 39.769,25 euro 40% di taglio;
- Oltre 39.769,25 euro 50% di taglio.
Coniuge e reversibilità pensione, ecco le regole
Al coniuge, se è unico superstite beneficiario di reversibilità spetta il 60% della pensione del pensionato deceduto. Se i coniugi superstiti sono più d’uno, nel caso di separazioni, divorzi e nuove unioni, la percentuale di reversibilità resta al 60% ma va ripartita tra i beneficiari. Ed in base alle regole che spesso sono dettate dalle differenti interpretazioni dei giudici. Va detto che anche agli ex coniugi spetta la reversibilità della pensione dell’ex deceduto. Ma a condizione che l’interessato a percepire la reversibilità non si sia risposato e se divorziato, in vita il pensionato era tenuto a versare il mantenimento. La ripartizione può essere diversa da caso a caso. Perché dipende dai giudici che utilizzano come fattori la durata dei reciproci matrimoni, i periodi temporali dove il deceduto aveva versato contributi, i redditi dei superstiti, il loro tenore di vita e così via dicendo. Per le unioni di fatto non esiste pensione di reversibilità, mentre è ammessa per le unioni civili.
Pensione di reversibilità figli con e senza coniugi del defunto
La pensione di reversibilità spetta anche ai figli. Se superstiti sono solo figli minorenni e non c’è coniuge del defunto, ad un figlio spetta il 70% della pensione del padre o della madre deceduti. Due figli hanno diritto all’80% della pensione mentre 3 o più figli hanno diritto al 100%. Se presente anche il coniuge, con un figlio minorenne la reversibilità è all’80% e con coniuge e due o più figli si sale al 100%. Per i figli maggiorenni valgono le stesse regole, ma solo se a carico del defunto quado era in vita e solo se disabili. Possibile la reversibilità ai figli maggiorenni non invalidi, se erano a carico alla data di morte del genitore e se frequentano una scuola superiore fino a massimo 21 anni di età o un percorso di laurea fino a massimo 26 anni di età.
Tutti gli altri beneficiari e le percentuali spettanti
Sempre a carico del defunto alla data del suo decesso, anche altri familiari hanno diritto alla reversibilità. Ma a condizione che il defunto non abbia lasciato superstiti tra coniugi e figli. La pensione di reversibilità va ai genitori del pensionato deceduto se over 65, senza pensione e a carico del figlio quando era in vita. Il 15% ad un genitore e il 30% se sono due, queste le percentuali di reversibilità spettante. Nel caso manchino anche i genitori oltre ai figli e ai coniugi, la pensione di reversibilità può toccare ai fratelli celibi e alle sorelle nubili. Sempre se a carico del defunto quando era in vita. Ed in percentuale pari al 15% della pensione del defunto per ogni avente diritto.



