Allarme pignoramento pensioni: guai in vista per i pensionati?

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di: Giacomo Mazzarella

pignoramento pensione

Basta poco a volte per scatenare una sorta di allarme generalizzato nei confronti dei contribuenti. Il web a volte è il principale artefice di allarmismi che a volte confondono le idee per molti contribuenti. Nel caso dei pensionati adesso l’allarme è scattato per le notizie che danno, i pignoramenti presso terzi sulla pensione, più facili. Se un pensionato ha un debito il creditore adesso può più facilmente risalire alla pensione, ed è bastato questo per allarmare tutti. Ma si tratta solo di una sburocratizzazione delle procedure di controllo delle pensioni intestate ad un contribuente. Digitalizzando il tutto e automatizzando le procedure, diventa più facile risalire alle pensioni che un creditore può attaccare. Tutto finisce qui. Ecco perché andrebbero vietati gli allarmismi. Tanto è vero che rimangono nella totalità tutte le salvaguardie sulle pensioni in materia di pignoramenti.  

Allarme pignoramento pensioni: guai in vista per i pensionati?

La procedura ha subito una velocizzazione notevole grazie alla digitalizzazione e alla automatizzazione, ma naturalmente, per quanto riguarda le pensioni restano pienamente in vigore e non vengono intaccati minimamente i limiti di salvaguardia di sempre.  

Il pignoramento della pensione dipende dalla tipologia della pensione percepita, dall’importo della stessa e anche dalla tipologia di debito.  Resta fisso il limite di due volte l’assegno sociale come minimo vitale. Parliamo di quella parte di reddito che le normative rendono inviolabile e quindi non pignorabile. Per il semplice fatto che si tratta di quel minimo che serve ad un pensionato per vivere dignitosamente.

L’assegno sociale è pari a circa 546 euro al mese. Quindi, più o meno per i primi 1.100 euro di pensione il pignoramento non incide. Solo la parte eccedete questo limite può essere attaccata. Ma in misura limitata e soprattutto, differenziata in base al debito.

Come funziona il minimo vitale e fin dove si rischia

Un creditore privato non potrà attaccare più del 20% della parte di pensione eccedenti il minimo vitale prima citato. La stessa percentuale è quella pignorabile da parte di finanziarie, banche e istituti di credito in linea generale. Se il creditore è l’ex coniuge, di fronte a sentenze di separazione e divorzio con addebito contro il pensionato dell’assegno di mantenimento, la percentuale attaccabile cresce.

Infatti, per debiti sui vitalizi da concedere agli ex coniugi, la parte eccedente il minimo vitale può essere pignorata in misura pari al 50%. E se il creditore è l’Agenzia delle Entrate Riscossione, le cose cambiano. Parliamo quindi di cartelle esattoriali. Se il debito con il concessionario alla riscossione è pari o inferiore a 2.500 euro, la parte di pensione pignorabile è pari ad 1/10 della parte eccedente il minimo vitale. Se il debito è fino a 5.000 euro si sale ad 1/7 e infine per debiti maggiori si sale ad 1/5.  

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