Ci sono maggiori possibilità di andare in pensione con 25 anni di contributi anziché con 20 anni? A dire il vero qualcosa in più c’è, ma non si tratta certo di una differenza significativa per andare in pensione. I 20 anni di versamenti sono la soglia minima delle pensioni di vecchiaia ordinarie. I 25 anni sono poco più. Ed in linea di massima non ci sono misure che con 25 anni di versamenti permettono di uscire prima dei 67 anni. Almeno al momento è così, anche se come vedremo c’è un piano che potrebbe favorire i contribuenti con una sorta di salvaguardia per i pensionati con 25 anni di contributi.
Una salvaguardia per i pensionati con 25 anni di contributi, di cosa di tratta?
Andare in pensione a 67 anni si può fare con 20 anni di contributi. Se l’interessato non ha versamenti prima del 1996, serve anche arrivare ad avere una pensione almeno pari all’assegno sociale.
Altrimenti nulla da fare. Se i 20 anni di versamenti sono stati maturati a 64 anni, sempre per chi è privo di contributi al 31 dicembre 1995, c’è la possibilità di uscire con le pensioni anticipate contributive.
Ma solo se la pensione è pari almeno a 3 volte l’assegno sociale. Un vincolo pesante questo che naturalmente è più facile da completare se i contributi versati sono più di 20 anni.
Se è vero che nel sistema contributivo più contributi un lavoratore versa più alta sarà la pensione, è evidente che con 20 anni questo lavoratore avrà minori possibilità di arrivare a 3 volte l’assegno sociale (circa 1.620 euro al mese) rispetto a chi ha una carriera di 25, 30 o più anni.
Sarebbe questa la salvaguardia che i pensionati con 25 anni di contributi possono sfruttare? A dire il vero no, ma i 25 anni di versamenti sono di attualità per una questione di progetto riformatore del sistema.
Ecco perché si può parlare di evidente vantaggio
La salvaguardia per i pensionati con 25 anni di contributi è stata utilizzata per 12 mesi nel 2025 e per le pensioni anticipate contributive.
Venne deciso infatti che per i lavoratori arrivati almeno a 25 anni di versamenti, se ci fosse stato una iscrizione alla previdenza integrativa da cui era maturata una potenziale rendita, tale trattamento avrebbe potuto essere sommato alla pensione maturata all’INPS per arrivare più facilmente a 3 volte l’assegno sociale.
In parole povere, più semplice è stato nel 2025 maturare il requisito della pensione pari a 3 volte l’assegno sociale per quanti avevano oltre ai contributi versati all’INPS anche una rendita maturata nei fondi pensione integrativi. Purché avessero almeno 25 anni di versamenti obbligatori alla previdenza sociale italiana.
Oggi l’idea è di ripetere l’iniziativa. Il governo studia di estendere nel 2026 la pensione anticipata contributiva anche a chi ha versamenti prima del 1996. Favorendo con 25 anni di versamenti l’approdo a una pensione di circa 1.620 euro al mese grazie alle rendite.



