Andare in pensione per lavoro notturno non passa solo dallo scivolo lavori usuranti. Anche se è vero che il lavoro notturno è una delle attività che danno diritto alla pensione anticipata prevista dal decreto legislativo numero 67 del 2011, da quando è stata introdotta la pensione anticipata di quota 41 per i lavoratori precoci, il lavoro notturno serve anche per quest’altra misura.
Come si va in pensione con quota 41 precoci?
Con quota 41 precoci vanno in pensione gli invalidi al 74% almeno e i disoccupati che da tre mesi hanno terminato di percepire interamente tutta la Naspi loro spettante dopo aver perduto involontariamente il loro posto di lavoro. Ma ci vanno anche i caregivers che da almeno 6 mesi si trovano conviventi con un familiare disabile grave sotto legge 104.
Infine, possono avere accesso alla quota 41 precoci anche gli addetti ai lavori gravosi e a quelli usuranti. Quindi, anche il lavoro notturno vale per la quota 41 precoci.
La misura non prevede alcun limite di età. Basta arrivare a 41 anni di contributi versati. Ma di cui 52 settimane (un anno pieno di contributi) almeno devono essere state versate prima di aver compiuti i 19 anni di età (status di lavoratore precoce, ndr).
Ecco le differenze sulle notti di lavoro svolte tra le due misure
Nello specifico del lavoro notturno, la quota 41 precoci ha delle regole leggermente differenti dallo scivolo usuranti. Parliamo di durata del lavoro notturno svolto. Tanto in un singolo anno di lavoro che per la carriera necessaria alla pensione anticipata. Il parametro fisso è che per lavoro notturno si considera quello svolto per gran parte dell’orario lavorativo tra le 24 del giorno prima e le 5 del mattino seguente.
Per lo scivolo usuranti l’attività notturna deve essere stata svolta per 7 degli ultimi 10 anni. Oppure, in alternativa, per la metà della vita lavorativa. Per la quota 41 precoci invece, l’alternativa ai 7 degli ultimi 10 anni non è la metà della vita lavorativa ma 6 degli ultimi 7 anni.
Inoltre, nello scivolo usuranti le regole dicono che per ogni anno di lavoro notturno le notti di lavoro svolte devono essere pari almeno a 78. Questo per poter sfruttare l’uscita con 35 anni di contributi, 61 anni e 7 mesi di età e quota 97,6 completata.
Se le notti anche di un solo anno di lavoro che ricade nei 7 su 10 o per la metà della vita lavorativa, sono tra le 71 e le 77, l’età di uscita sale a 62,7 e la quota a 98,6. E se le notti sono tra le 64 e le 70, si sale ancora a 63,7 come età e a 99,6 come quota. Per la quota 41 precoci invece un anno di lavoro notturno è valido purché ci siano almeno 64 notti svolte.



