Cosa perdo con la pensione anticipata rispetto a quella di vecchiaia?

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di: Giacomo Mazzarella

Pensioni anticipate

Uscire in anticipo dal mondo del lavoro sfruttando le pensioni anticipate oppure aspettare il l’età pensionabile ed uscire con le pensioni di vecchiaia. Il dubbio di tanti contribuenti che si avvicinano alla pensione è sempre lo stesso. Il dubbio di subire penalizzazioni di assegno uscendo prima dal mondo del lavoro è un dubbio lecito. Che diventa ancora maggiormente legittimo alla luce delle novità introdotte per alcuni contribuenti dalla legge di Bilancio entrata in vigore dal primo gennaio 2025.

Parliamo del correttivo relativo alle nuove aliquote di rendimento per i lavoratori dipendenti del pubblico impiego che versano alle Casse dei dipendenti degli enti locali (CPDEL), alle Casse degli insegnanti (CPI), alle Casse degli ufficiali giudiziari (CPUG) e alle Casse dei sanitari (CPS). Tutti questi lavoratori si trovano adesso a subire delle regole penalizzanti di calcolo della pensione se accettano le uscite anticipate rispetto al collocamento a riposo e d’ufficio. Ma non sempre i tagli alla pensione vengono applicati e quindi bisogna capire bene come funzionano le novità introdotte.

Cosa perdo con la pensione anticipata rispetto a quella di vecchiaia?

Uscire dal lavoro in anticipo o farlo con la pensione di vecchiaia dal punto di vista dei calcoli, tranne rari casi, favorisce sempre la seconda via. È naturale che uscendo più tardi come età e continuando a lavorare si ottiene una pensione più alta.

Perché continuando a lavorare si versano nuovi contributi che sono utili al calcolo della pensione. Invece, uscendo prima dal lavoro si interrompono i versamenti e quindi si percepisce una pensione più bassa. Inoltre, nelle regole del sistema contributivo più elevata è l’età di uscita migliore è il calcolo della pensione. Perché i coefficienti che trasformano il montante contributivo in pensione sono più favorevoli.

Alla luce di quanto detto quindi non ci dovrebbero essere dubbi riguardo al fatto che sarebbe più conveniente uscire più tardi e quindi sfruttare le pensioni di vecchiaia rispetto ad uscire prima sfruttando le pensioni anticipate.

Nel caso degli appartenenti a quelle casse previdenziali citate in premessa però la cosa cambia ancora di più.  Per via della legge di Bilancio in vigore dal 2025 le cose cambiano ancora di più. Una manovra che ha corretto le aliquote di rendimento che sono quei parametri che servono per calcolare la parte di pensione dei lavoratori con il sistema retributivo.

Ecco le regole e come funziona il calcolo che deve spingere alla scelta giusta

Con le novità introdotte da quella legge di Bilancio infatti uscire con le pensioni anticipate significa accettare un calcolo meno favorevole nella pensione.

Perché aspettando il collocamento d’ufficio a fine carriera, queste nuove regole non si applicano. In parole povere per un lavoratore che versa in quelle casse previdenziali sarebbe conveniente la cessazione d’ufficio e il collocamento a riposo rispetto all’uscita anticipata anche se sono stati raggiunti 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini o 41 anni e10 mesi di contributi per le donne.

Va detto però che le nuove regole di calcolo penalizzanti a cui sono assoggettati questi lavoratori riguardano solo quanti al 31 dicembre 1995 avevano meno di 15 anni di versamenti contributivi. Chi a quella data ha già maturato almeno 15 anni di contributi non subisce le nuove regole di calcolo. E le aliquote di rendimento applicate sono ancora quelle usate in precedenza.

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