Molte volte abbiamo sottolineato come ci sono possibilità concrete per tanti contribuenti di presentare una domanda di pensione segnalando una decorrenza anticipata che fa prendere diversi mesi di arretrati. Questo è ciò che per esempio possono fare le donne per via della legge 335 del 1995 che le avvantaggia in termini di età pensionabile a condizione che ricadano nel sistema contributivo e che abbiano avuto dei figli. Senza contributi prima del 1996 una donna può godere del vantaggio di 4 mesi di taglio dell’età delle pensioni di vecchiaia o anticipate per ogni figlio avuto fino a massimo 16 mesi.
E se non sfrutta il vantaggio subito, può chiedere gli arretrati di pensione fino a 16 mesi. Gli arretrati di pensione sono un qualcosa che però adesso viene meno per un’altra tipologia di contribuenti. Che sono quelli che vanno in pensione con il computo nella Gestione Separata. Dove, almeno secondo una recente ordinanza della Cassazione, ritardare la domanda di pensionamento è a discapito dei lavoratori che perdono il diritto agli arretrati.
Addio arretrati sulla pensione: meglio fare domanda subito, ecco la nuova sentenza
La decorrenza del trattamento pensionistico è un fattore che è meglio approfondire visto le tante variabili che ci sono. Per esempio, esistono misure che fanno partire la pensione dal primo giorno del mese successivo a quello del raggiungimento dei requisiti. Altre misure prevedono finestre di attesa tra la data di maturazione del diritto alla pensione e il primo rateo da incassare.
Altre ancora fanno partire la decorrenza del trattamento dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione delle domande. Poi per via dei tempi tecnici di istruttoria, è facile che un pensionato con il primo rateo pagato dall’INPS goda degli arretrati se l’Istituto ritarda a mettere in pagamento e liquidare le prestazioni per via dell’iter burocratico.
Spesso la decorrenza varia in base agli strumenti previdenziali che si usano per uscire dal lavoro. E adesso per quel particolare strumento che è il computo nella Gestione Separata l’ordinanza numero 10542 del 21 aprile 2026 della Corte di Cassazione segna un punto cardine del meccanismo della decorrenza del trattamento.
La novità degli ermellini della Cassazione
Il computo nella Gestione Separata è un particolare strumento che concede ai contribuenti di unire i contributi versati in casse previdenziali diverse, verso quella a cui verrà chiesta la liquidazione delle pensioni. Versano alla Gestione Separata INPS tutti i lavoratori di settori privi di una cassa autonoma.
Parliamo per esempio di alcuni liberi professionisti, dei collaboratori, degli assegnisti o dottorandi e dei lavoratori autonomi occasionali. Per contribuenti che ricadono nel sistema misto c’è la possibilità di utilizzare il computo nella Gestione Separata per unificare i contributi versati in più casse purché ci sia almeno un contributo accreditato in Gestione Separata. Tornando alla nuova sentenza dei giudici della Cassazione, si fissa un punto nevralgico.
La pensione di vecchiaia a 67 anni che per esempio, anche di fronte a una domanda ritardata permette al diretto interessato di chiedere la decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello del compimento dei 67 anni di età, nel caso in oggetto cambia formula. Niente più arretrati.
Se si presenta la domanda in ritardo si perdono gli arretrati. La motivazione data dai giudici a voler ben vedere è logica oltre che legittima. Il computo è una facoltà del contribuente e questa facoltà si manifesta con la presentazione della domanda di computo. Naturale che la decorrenza del trattamento debba partire dal momento in cui il contribuente ha esercitato la facoltà senza andare indietro nel tempo.



